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Caso Plasmati: c'è una firma falsificata? PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Lunedì 05 Luglio 2010 07:45
plasmati

L’idillio, mai scoppiato forse fino in fondo, tra Gianvito Plasmati (quello dello schema "braghe calate" di Gianni Vio in Catania-Torino) ed il Calcio Catania sembra ormai finito. Il giocatore di Matera è ai ferri corti con la Società etnea e ormai in un modo o nell’altro lascerà le pendici dell’Etna. Ecco di seguito l’intervista apparsa su tuttomercatoweb ad avvocato e agente di Plasmati:



Avvocato Grassani, può riassumere l'attuale condizione che riguarda il giocatore del Catania Gianvito Plasmati?
"La vicenda è oggetto di due distinti procedimenti. Il primo riguarda la firma sul contratto che lega Plasmati fino al 30 giugno 2011 con il Catania, che è stata disconosciuta da Plasmati, secondo il quale egli sarebbe stato legato con il club siciliano con un contratto valido solo fino al 30 giugno 2010. Per Plasmati il contratto che aveva firmato è scaduto il 30 giugno. Questo tipo di contestazione è stato oggetto di un primo grado di giudizio davanti alla Commissione Tesseramenti della Figc, e un secondo grado di giudizio di fronte alla Corte di Giustizia Federale, celebrato il giorno giovedì 1 luglio: mentre in primo grado la Commissione aveva dato torto a Plasmati, in secondo grado la Corte di Giustizia ha riaperto il caso, ordinando alla Commissione Tesseramenti di fare una perizia sulla firma del giocatore. Di qui a una decina di giorni questo tipo di incombenze verrà espletato dalla Commissione Tesseramenti, alla quale la Corte di Giustizia ha rimesso il fascicolo e quindi è il primo filone che può permettere la liberazione di Plasmati dal Catania.

Qualunque delle due parti dovesse essere insoddisfatta del giudizio della Commissione Tesseramenti, su questa perizia ordinata dalla Corte di Giustizia Federale, avrebbe il secondo grado di fronte alla Corte di Giustizia, comunque direi entro la fine di questo mese si celebrerebbe il secondo e ultimo grado di giudizio.

Il secondo filone riguarda l'art.17, che comunque Plasmati ha esercitato in subordine rispetto a quest'azione. Qualora comunque il contratto che Plasmati ha disconosciuto non fosse riconosciuto apocrifo, e quindi la firma fosse ritenuta valida, ad ogni modo Plasmati avendo già esaurito i tre anni previsti dall'art. 17 con il Catania, ha già comunicato alla società, entro quindici giorni dalla fine dell'ultima attività agonistica svolta dal Catania, che qualora gli organi di giustizia federali ritenessero la firma sul contratto che lui contesta valida, in ogni caso dal 1 luglio si deve ritenere libero nell'esercizio della facoltà prevista dall'art 17. Quindi comunque vada questa seconda ipotesi, libererebbe comunque Plasmati.

In un modo o nell'altro possiamo ritenere Plasmati un giocatore svincolato dal Catania dal 1 luglio 2010, nel primo caso firma apocrifa non dovrebbe pagare nessun tipo di indennizzo alla società di provenienza, nel secondo caso art.17, come in tutti i casi dei calciatori che hanno esercitato l'art 17 in Italia, è successo a Morgan De Sanctis, verrebbe poi calcolato attraverso gli organi della FIFA un indennizzo spettante al Catania.
Entro fine mese, massimo primi giorni di agosto, tutti i percorsi giuridico sportivi dovrebbero essere definiti, o nel senso di dire Plasmati libero con contratto apocrifo e contratto scaduto naturalmente al 30 giugno 2010, oppure Plasmati libero con l'esercizio dell'articolo 17".

Siete fiduciosi sull'esito del contenzioso?
"L'importante, da un punto di vista calcistico e del procuratore di Plasmati, era consentire a Plasmati di negoziare le proprie prestazioni liberamente, e questo lo ritengo sia che vada a buon fine il primo caso, sia che vada a buon fine il secondo caso, un obiettivo ragionevolmente raggiunto, per non dire che è stato già raggiunto. Dopo di che è ovvio ora la partita è fondamentalmente di natura economica, se il contratto di Plasmati fino al 30 giugno 2011 reca una firma non di Plasmati, a quel punto il Catania non potrà rivendicare alcun tipo di compenso. Se invece Plasmati si liberasse dal Catania con l'esercizio dell'art.17, a quel punto il Catania avrebbe diritto di richiedere un compenso calcolato sulla età del giocatore, sul compenso percepito dal giocatore negli ultimi anni al Catania, sulla carriera a livello nazionale e internazionale del giocatore, quindi scatterebbe il complesso meccanismo di calcolo che ha visto anche su altri trasferimenti di questo genere pronunciarsi gli organi di giustizia della FIFA".

Il giocatore in caso di art.17 avrebbe mercato solamente all'estero?
"Le precedenti esperienze maturate in questo settore hanno visto i giocatori che hanno esercitato l'art. 17 trasferirsi solo all'estero, non è mai successo in Italia, però non è escluso che Plasmati possa collocarsi in Italia. Questa è una valutazione di natura sia procuratoria, lo deciderà il suo agente, e sia legale, che non abbiamo ancora definitivamente scartato, perché la norma non è assolutamente preclusiva rispetto a questo ipotesi. Ovvio è che possiamo dire che fino ad oggi tutti i giocatori che hanno necessitato dell'art. 17 del regolamento FIFA si sono sempre trasferiti all'estero, ma questa non è secondo noi l'unica condizione per poter usufruire dell'art. 17, e la stiamo ancora studiando".

Ha trovato il giocatore sereno?
"Sereno nella misura in cui è un giocatore che ha due opzioni per poter comunque trovare una collocazione a sé gradita, e sopratutto una collocazione in cui possa esprimere le proprie capacità, ed essere considerato un giocatore non dico titolare ma ancora di interesse per la società che dovesse tesserarlo. Per cui o attraverso il primo percorso o il secondo Plasmati è sereno, di poter dare il massimo nella stagione 2010/2011".

Nel calcio del terzo millennio, quello del professionismo esasperato, sembra quasi impossibile che possano avvenire falsificazioni di firme al cospetto di così tante "lenti d'ingrandimento".
"Questo è un aspetto che essendo ancora sub judice, e all'esame di organi di giustizia sportiva, non è assolutamente possibile risolvere in maniera certa, nella fase processuale in cui ci troviamo. Diciamo certo che in campo ci sono moviole e telecamere, e l'evento sportivo viene vivisezionato in ogni singolo segmento, questa fase è una fase dal punto di vista tecnico che non ha subito innovazioni, o particolari tecnologie che la governino, ragion per cui ci può anche stare che in un rapporto contrattuale anche di un calciatore professionista di serie A qualcosa al momento della sottoscrizione di un contratto possa non andare per il verso giusto. Plasmati non sarebbe né il primo credo né l'ultimo calciatore professionista dalla Serie A alla Lega Pro che vede la propria firma apposta sul contratto non da soggetto competente e deputato, ma da terzi, e quindi l'inevitabile procedimento è quello che abbiamo incardinato".

Cosa rischia il Catania Calcio?
"Diciamo che è già stato aperto un procedimento per questo tipo di fattispecie avanti alla Procura Federale, affinché la Procura Federale indaghi su modalità e soggetti che possano avere contribuito a questo tipo di situazione, anche in questo caso se ci fossero responsabilità chi dovesse avere apposto la firma, e anche il club se dovessero essere ritenuti responsabili, rischierebbero sanzioni, ma escludo penalizzazioni".

Il 30 giugno scorso è scaduto il contratto collettivo fra AIC e Lega Calcio, cosa cambia nel calcio italiano?
"È ovvio che un rapporto di lavoro fra un calciatore professionista e le società deve essere regolato da un accordo collettivo. Sia con il nuovo ancora in fase di determinazione sia con il vecchio in regime di prorogatio i giocatori professionisti non possono essere trattati da giudici del lavoro ordinari, perché i tempi di questo procedimento non sono compatibili con le esigenze del calcio, né da norme che riguardano rapporti di lavoro che sono completamente diversi rispetto a quelli sportivi, come contratti di lavoro di operai, impiegati, quadri o dirigenti. Parliamo di un mondo completamente a sè che vive di norme, di giudici e di tempistiche assolutamente incompatibili con quelle di qualsiasi rapporto ordinario, per cui con o senza questo accordo rinnovato questo mondo a sé deve vivere di regole sue, proprie, e non può essere trattato alla stregua di qualsiasi altro rapporto di lavoro".


Parola ora ad Antonio Rebesco, agente dei Plasmati, che parla della condizione sportiva del proprio assistito, in relazione alla situazione già dipanata dall'avv. Grassani.

"Da un punto di vista di mercato il giocatore è un po' fra virgolette prigioniero di questo presunto contratto col Catania. Con la sentenza del 1 luglio, si comincia a delineare la possibilità che possa aprirsi il mercato in Italia, perché il giocatore sarebbe svincolato. Per quanto riguarda l'estero abbiamo tralasciato alcune opportunità tipo il CSKA Sofia, o una in Grecia, che non ci alletta più di tanto perché il calciatore preferirebbe fare un campionato con maggiore visibilità rispetto a quello greco.
Abbiamo anche rifiutato un'opportunità in Bundesliga con il Friburgo perché non è chiaro lo status del calciatore. Un conto è fare il trasferimento attraverso l'art.17, un conto è andarci da svincolato. Adesso c'è stato questo passo in avanti, quindi vediamo cosa succede.
Abbiamo parlato col Kuban in Russia, ma dal punto di vista gestionale diventa fondamentale lo svincolo oppure no, conviene comunque valutare bene le cose, ognuno prova a tirare l'acqua al proprio mulino, essendoci questo riconoscimento di ammissibilità del ricorso da noi intrapreso mi sembra giusto e opportuno cercare di capire bene la situazione".

L'Almeria, di cui si era parlato nei giorni scorsi?
"Confermo che con l'Almeria c'è stato questo contatto, ma essendo retrocessa quest'anno non è stata una squadra alla quale abbiamo dato peso. Ad ora, rimangono in piedi anche due piste in Premier League".

Lo stato d'animo del giocatore?
"Lo stato d'animo è quello di un grandissimo dispiacere per non potere avere un riscontro di tutto quello che di buono ha fatto in Italia.
Ricordiamo che nella sua ultima presenza in col Catania ha fatto due gol al Genoa dando un grosso contributo alla qualificazione della sua squadra in coppa Italia, da allora per comprensibili motivi non è stato più utilizzato. Al giocatore questo dispiace tanto, il fatto di dover per forza di cose rivolgersi ad un mercato estero è un'ingiustizia che sta subendo in maniera abbastanza serena e professionale. Si spera, con questa decisione della Corte di Giustizia Federale, che si apra uno scenario diverso, e che venga fatta luce e chiarezza su tutta la situazione".

Come mai si è arrivati a questo punto?
"Noi dobbiamo riconoscere al Catania il grande merito di aver creduto in Gianvito, dandogli l'opportunità di giocare in serie A. Poi purtroppo il Catania non ha mai trattato Plasmati nel rispetto di quello che ha fatto, non ha dato mai una valenza a questo acquisto legata a quelli che sono i propri programmi, è stato sempre considerato come un giocatore da mercato, quindi da utilizzare per le varie situazioni di mercato. Magari non lo reputano all'altezza della loro situazione tecnica, è anche legittimo, diventa illegittimo nel momento in cui per far fronte a questa loro scelta devono penalizzare il calciatore".