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Catania: il paradosso dei gol subiti PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Scritto da Stefano Auteri   
Giovedì 10 Novembre 2011 17:12

 

Nel campionato più pazzo del mondo in cui a dominare la classifica sono due reginette alle prese con l’Europa League, Udinese e Lazio, ed in cui una tale Inter si trova al terz’ultimo posto in piena zona retrocessione, una sola legge è sempre chiara e rimane il fondamento principale per poter dare vita ad una grande stagione: prendere il minor numero di gol possibile. Chiamatelo trapattonismo, chiamatelo spirito catenacciaro, ma in Italia volente o nolente la regola del “non prenderle” regna sempre sovrana e solo un eretico del bel calcio come Zeman ha cercato in passato di sconfessarla, rimanendo però vittima del suo animo impavido.

 

Mentre il bohemo adesso è tornato alla ribalta nella serie cadetta alla guida del Pescara, in Serie A la sua eredità sembra essere stata presa da Vincenzo Montella, che alla guida del Catania ha sdoganato una mentalità basata sul “fare un gol in più rispetto all’avversario” sul modello Barcellona, che inevitabilmente paga qualcosa in fase difensiva. La squadra etnea, infatti, con le sue 16 reti subite ha la terza peggior difesa del campionato in coabitazione con Lecce, Inter e Bologna, davanti solamente a Novara (18) e Parma (19). Un dato in apparenza preoccupante, ma che proprio in virtù dell’ottimo rendimento in fase offensiva, rappresenta un paradosso della classifica visto che la squadra etnea è l’unica di queste cinque ad occuparne la parte sinistra, in buona compagnia addirittura del Milan che nella casella gol subiti è a quota 14. Altro elemento in contraddizione rispetto al resto delle formazioni occupanti i piani alti della Serie A è evidenziato dallo score nel rapporto fra gol fatti e subiti. I rossazzurri, infatti, insieme al Cagliari sono le uniche due compagini fra le prime 13 della graduatoria ad avere uno scotto negativo nella differenza reti, con gli etnei leader in questa classifica con un evidente -4, neanche a farlo apposta proprio le quattro sberle subite nella pesante sconfitta contro il Milan.

 

Eh sì perché fino a domenica scorsa gli etnei avevano sempre dimostrato una discreta compattezza tra i reparti, con una difesa non sempre attenta che in qualche occasione pagava dazio alla foga di un attacco importante capace in più di un’occasione di togliere le castagne dal fuoco soprattutto in trasferta. In realtà però a differenza del suo esperto mentore, Montella in tempi non sospetti aveva posto l’attenzione sul problema difensivo evidenziando qualche perplessità sulle amnesie e sugli errori commessi da un reparto ballerino. “Abbiamo commesso troppe ingenuità”; queste le parole pronunciate dal tecnico nel post partita della trasferta di Genova, match sfortunato in cui il largo parziale di 3-0 aveva punito forse eccessivamente le distrazioni di Spolli e compagni. Rimedio? Provare con la difesa a 3 anche in virtù delle carenze di organico a causa degli infortuni. Risultato? Gol subiti in tutte le partite successive, contro Juventus, Novara, Inter, Lazio, Fiorentina, Napoli e soprattutto Milan. Un ruolino decisamente negativo che però deve tener conto inevitabilmente di un altro dato importante: dei 16 gol subiti ben 13 sono arrivati lontano dal Massimino. Uno strascico del mal di trasferta che aveva tormentato il Catania lo scorso anno e che adesso lentamente Montella sta cercando di debellare, puntando con convinzione su due rimedi: equilibrio e concentrazione.

 

Il primo termine è uno di quelli che maggiormente vanno di moda nel vocabolario degli allenatori odierni, con la volontà di non scoprire eccessivamente i reparti, cosa che i rossazzurri non hanno fatto assolutamente in trasferta, soprattutto contro Genoa e Fiorentina spinti da un eccessiva voglia di rimontare che solo per il poco cinismo dei viola non ha causato due pesanti sconfitte. Per quanto riguarda la concentrazione, invece, il discorso riguarda anche le partite casalinghe, e si riferisce all’approccio mentale sbagliato con cui Legrottaglie e compagni sono scesi in campo, permettendo agli avversari di passare sempre in vantaggio prima di sfogare tutta l’aggressività richiesta dal mister. Insomma ad oggi il Catania è riuscito a mantenere inviolata la propria porta in sole due occasioni, risalenti alla prima e alla seconda giornata, negli impegni interni contro Siena e Cesena, per poi infilare un filotto negativo in cui a dire il vero solo in qualche occasione (soprattutto contro la Juventus) è possibile attribuire la responsabilità ad Andujar. A discolpa del club del presidente Pulvirenti è doveroso anche sottolineare però il rango e la bontà degli avversari incontrati dalla terza giornata in poi, che ad eccezione del Novara, rappresentano l’elite del calcio nostrano e che dunque a livello offensivo metterebbero in difficoltà qualunque club. La prova del nove perciò non poteva essere considerata la trasferta di Milano, ma più realisticamente la serie di sfide che attende il Catania nel prossimo mese, a partire dal match contro il Chievo, quando a fare la partita dovranno essere i rossazzurri, con gli avversari pronti a sfruttare i contropiedi e quelle disattenzioni difensive che speriamo Montella sia riuscito a cancellare del tutto nel dna di una formazione quasi perfetta