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Catania, sarà per la prossima… PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Scritto da Stefano Auteri   
Domenica 20 Marzo 2011 19:52

Catania-Udinese

 

Quanto vorremmo svegliarci dall’incubo, e invece niente. Il buio delle tenebre continua ad attanagliare il Catania lontano dal Massimino e anche contro la blasonata Udinese non c’è stato niente da fare. In realtà come è stato più volte detto nei giorni che hanno preceduto il match, i favori del pronostico sorridevano ampiamente ai friulani dunque sarebbe stato difficile anche solo pensare che il Catania avrebbe potuto portato a casa un buon risultato, ma dopo il fischio d’inizio la speranza si è a poco a poco sempre più rinforzata. La squadra messa in campo da Simeone con Bergessio unica punta e Schelotto, Ricchiuti e Gomez alle sue spalle è sembrata concentrata, ben stretta in fase di non possesso e veloce in contropiede grazie alle fulminee verticalizzazioni di Ricchiuti capace di mandare in porta in più di un’occasione Bergessio. Ma dopo la terza palla gol sprecata, ecco tornare ad affiorare sulle teste dei rossazzurri la tipica “nuvoletta alla Fantozzi” in versione trasferta. Certo, che Inler fosse un gran tiratore lo sapevamo tutti, ma proprio contro di noi, in un momento in cui stavamo facendo la partita doveva mettere a segno un sinistro telecomandato dal limite dell’area propiziato peraltro da un assist di testa di Spolli? No, non era proprio quello il momento. E se il primo aspetto positivo l’abbiamo evinto dall’atteggiamento propositivo e volitivo con cui Lodi e compagni erano scesi in campo, la seconda nota intonata deriva dalla reazione al gol subito. Non il solito sconforto e le solite facce da funerale, ma piuttosto una rabbia propositiva, incanalata sulla verticale composta da Lodi e Ricchiuti e purtroppo mal finalizzata dai vari Gomez e Bergessio. Nel secondo tempo il canovaccio non è cambiato e nonostante un Catania padrone del campo, l’Udinese si è proposta con maggiore pericolosità dalle parti di Andujar, mettendo il risultato al sicuro infine con un penalty furbescamente procurato da Sanchez che ha magistralmente enfatizzato un lieve contatto con Marchese.

 

Si potrebbe dire, tanto per cambiare, un bel Catania con personalità da vendere ma sfortunato; però questo ritornello ormai non ci serve più. Basti guardare il Parma. Indubbiamente la Sampdoria attuale non è minimamente paragonabile alla corazzata friulana, però la squadra di Marino ha giocato forse una delle sue più brutte prestazioni stagionali, non rendendosi mai pericolosa dalle parti di Curci tranne che in occasione del gol, peraltro generato da un’incornata abbastanza casuale di Zaccardo. Che Marino abbia abbandonato il suo credo tattico, ossia il “bel calcio”, per mettere in cassaforte il maggior numero di punti possibili non c’è dubbio, ma perché questo col Catania non succede?

 

Mentalità, coraggio e convinzione oggi c’erano, forse l’unico elemento che ancora manca alla squadra di Simeone lontano dal Massimino è la cattiveria; quella sana cattiveria agonistica che avrebbe permesso forse di anticipare più spesso Sanchez o forse di non far apparire Benatia degno di un paragone con il miglior Cannavaro o forse ancora di impegnare un Handanovic mai preoccupato dalle conclusioni etnee.

 

Interrogativi dubbi che addenseranno sempre di più la mente del povero Cholo, immerso in un rebus troppo difficile da risolvere e che forse, riportando le sue parole, è innato nei giocatori rossazzurri sin dall’anno della promozione. Eppure caro Diego la strada sembra essere quella giusta perché i ragazzi ti hanno seguito in ogni tua indicazione e la tattica attendista si è rivelata l’arma perfetta da attuare, contro una squadra perfetta. Peccato e anche oggi diremo sarà per la prossima volta, con la non piccola consolazione dei passi falsi di quasi tutte le inseguitrici (eccezion fatta per il Parma) e con la convinzione di aver perso contro la formazione migliore di questo campionato capace di mixare alla perfezione tecnica e dinamismo e degna di avere in rosa il giocatore che più di ogni altro assomiglia al pallone d’oro, quell’Alexis Sanchez che da solo è in grado di portare a casa una partita.

 

La pausa servirà adesso per ricaricare le pile e tornare la solita macchina da gol tra due settimane al Massimino per poi affrontare l’ennesimo tabù, sperando finalmente di avere dalla nostra anche un pizzico di fortuna in più