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Dr. Jekyll e Mr Hyde: i due volti dei rossazzurri PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Scritto da Stefano Auteri   
Martedì 15 Novembre 2011 12:43
montella_primo

12 reti fatte e 16 subite di cui ben 13 lontano dal Massimino. Solo ed esclusivamente numeri? Non proprio poiché questi freddi dati statistici in realtà nascondono la metamorfosi del Catania, che in questo avvio di stagione Montella ha modellato a suo piacimento andando incontro a grossi rischi, ma riuscendo alla fine ad avere ragione. Dopo le prime due apparizioni in casa contro Siena e Cesena, infatti, il dato preoccupante era quello relativo alla fase offensiva con un solo gol messo a referto, mentre a destare ottimismo era la fase arretrata con i quattro di difesa capaci di ergersi a diga davanti alle avanzate avversarie. Poi Genova e di lì in poi il cambio di mentalità e di atteggiamento messo in campo della banda rossazzurra. Le tre sberle rifilate dal grifone ad Andujar hanno rappresentato un primo allarme a causa di evidenti errori difensivi di disattenzione, generati dalla troppa voglia di fare la partita e portare a casa il risultato.

 

Dalla batosta in terra Ligure in poi il Catania ha messo in bella mostra le sue due facce: spietata macchina da gol in fase offensiva e preoccupante colabrodo a difesa dei pali di Andujar. Una versione calcistica di Dr. Jekyll e Mr. Hyde su cui Montella ha cercato di lavorare a lungo ma che fino alla trasferta di Milano non ha mostrato grandi risultati. I rossazzurri, infatti, nelle sette successive partite non sono mai riusciti a mantenere la porta inviolata andando in cinque occasioni in svantaggio per poi capovolgere il parziale nei secondi 45’ minuti. Insomma un attacco che rimedia agli errori difensivi o una difesa che paga lo scotto di una mentalità eccessivamente offensiva? La verità sta in mezzo e prende le forme della solita “coperta troppo corta”, chiamata in causa dagli allenatori quando si parla del sacro equilibrio, della compattezza fra i reparti, ritornelli cari al calcio moderno basato su ritmi forsennati e grande aggressività. Montella, infatti, dalla trasferta di Novara in poi ha deciso di modificare decisamente il dna di una squadra timorosa e spesso incapace di coniugare il bel calcio ai risultati. Il passaggio dal 4-3-3 al 3-5-2 ha garantito una maggiore mobilità sulle fasce con quel pizzico di sfrontatezza necessario al cospetto di club blasonati quali Inter e Napoli; ed inoltre ha permesso a Gomez di esprimersi al meglio intorno ad un centravanti “cassaforte” come Bergessio e a Izco di rinascere nel ruolo che forse più di ogni altro esalta le sue doti di corridore.

 

Un cambio di modulo dunque che ha garantito una maggiore predisposizione al gioco d’attacco, con una squadra capace di andare sempre in gol (Milan a parte), e di creare pericoli alle difese avversarie con i tagli degli esterni imbeccati con millimetrica precisione dai rifornimenti di Lodi ed Almiron. Un rendimento da grande squadra dunque vogliosa di fare risultato ovunque e soprattutto di non gettare mai la palla in fase di impostazione. E proprio nella mediana la trasformazione del Catania rispetto alle passate stagioni è rappresentata da Francesco Lodi, simbolo di una rinnovata voglia di piedi buoni dopo la lunga serie di incontristi posta a difesa della retroguardia. Insomma è forse proprio in mezzo al campo che si può trovare la risposta a questo emblematico dato sulle differenti prestazioni di attacco e difesa. La maggiore qualità, i piedi buoni di Lodi, Almiron e Ricchiuti, ma anche i continui inserimenti di Delvecchio hanno di certo garantito un’evoluzione della pericolosità delle trame rossazzurre, ma d’altro canto hanno prestato il fianco alle avanzate avversarie, venendo meno quel filtro indispensabile garantito gli scorsi anni per esempio da Carboni. E allora viene da chiedersi per quanto tempo il Catania riuscirà a compensare le carenze difensive con un attacco prolifico; e soprattutto se siamo disposti a soffrire e a rischiare un po’ di più a patto però di poter godere del bel gioco espresso dalla formazione di Montella.

 

Di certo fino ad oggi fondamentale è stato quel pizzico di fortuna che ha accompagnato gli etnei, e che come vuole il detto è sempre dalla parte degli audaci, ma è altrettanto reale la preoccupazione del tecnico campano che nonostante la sua mentalità offensiva, durante la sosta ha curato con grande attenzione i meccanismi del pacchetto arretrato, chiedendo la massima concentrazione al gruppo e pensando anche ad un possibile ritorno al passato, al 4-3-3 che a discapito delle tre punte sulla carta, in realtà garantisce una maggiore copertura vista la possibilità di scalare all’indietro dei due attaccanti esterni andando a comporre un 4-5-1 in fase di non possesso difficilmente scardinabile. Questo schieramento infatti assicura una maggiore copertura degli spazi ed una serie di meccanismi più facilmente applicabili dagli interpreti che per di più lo hanno già messo in pratica nelle passate stagioni. Chissà… A Montella l’ardua sentenza, anche se la consapevolezza di poter utilizzare diverse varianti tattiche non può che essere un arma in più nella faretra rossazzurra, da utilizzare magari a partita in corso in base all’evoluzione del match





Ultimo aggiornamento Martedì 15 Novembre 2011 13:24