Sette vite come i gatti, dieci punti come le grandi; il Catania non smette di sognare e nella stagione dei miracoli anche il tabù del ‘Franchi’ è stato sfatato grazie alla tenacia ed alla grinta di una banda di lucidi folli capitanata dal filosofo Montella. Eh sì perché l’aeroplanino in queste otto giornate ha dimostrato di saper dosare perfettamente la verve e l’agonismo che hanno caratterizzato la sua carriera da calciatore infondendo tranquillità e serenità ad un ambiente troppo impaurito dai propri fantasmi di trasferta, e bisogno forse solamente di un po’ di riflessione per capire che nulla è impossibile, anche rimontare due partite a dir poco proibitive contro Inter e Fiorentina. Mentalità e lavoro sodo, sono queste dunque le basi su cui Montella ha deciso di costruire il proprio regno alle pendici dell’Etna, smorzando i toni quando necessario, e richiamando alla concentrazione nei momenti di maggiore difficoltà, senza perdere mai di vista il suo credo tattico e quella parola tanto cara agli allenatori moderni: equilibrio. E proprio come un equilibrista in bilico tra il baratro e la gloria, questo Catania è riuscito a sconfiggere anche il suo demone più grande, quella Fiorentina che in casa non aveva mai concesso un punto ai rossazzurri in questi ultimi cinque anni di serie. Oltre la cabala ed un pizzico di fortuna finalmente dalla parte dell’elefante, a rendere orgoglioso il popolo etneo deve essere soprattutto un altro elemento venuto a galla nella trasferta toscana, ma già affiorato anche contro l’Inter ed il Novara: il Catania non sa perdere. Paradossale per una squadra abituata ad accumulare zeri nella casella “partite fuori casa”, e che adesso invece non può fare a meno di tirare sempre la testa fuori dal guscio, di compattarsi nei momenti difficili e tirarsi fuori dai guai seguendo la saggezza del proprio mentore che dalla panchina, anche contro i viola, non ha mai smesso di incitare i suoi uomini ad usare la testa. Eh sì perché i piedi buoni ci sono, ma già nelle passate stagioni in parte ce ne eravamo accorti, ma quello che di nuovo si è intravisto è la capacità degli uomini di Montella di recuperare partite ormai disperate. Novara, Inter e Fiorentina. Tutte e tre queste squadre hanno dovuto far fronte infatti alla caparbietà di Lodi e compagni che quasi provano gusto a giocare al “gatto e il topo”, lasciandosi trafiggere senza troppe opposizioni, per poi gustarsi al meglio il sapore della vendetta, un piatto freddo consumato interamente contro i nerazzurri, e solo assaggiato con piemontesi e toscani. Ma del resto cosa pretendiamo, i due pareggi sono giunti lontano dal Massimino, dove dopo la partita contro il Genoa si pensava dovessero susseguirsi le consuete serie negative di risultati. Ed invece anche sotto questo punto di vista il Vincenzo più in voga in questo momento in Italia, è riuscito a sorprenderci, trovando il bandolo della matassa con quei tre marcantoni in difesa, che mascherati da mago Silvan riescono puntualmente a nascondere la palla ai diretti avversari; e quando non ci riescono, a rimettere le cose a posto c’è il resto della truppa con una mediana quanto mai prolifica in zona gol, ed un attacco spumeggiante con un Maxi Lopez ritrovato. Ed è proprio quest’ultima notizia a far sognare ancora più in grande il tifo catanista: Maxi finalmente è tornato ad essere decisivo, impreziosendo con un gol da centravanti puro, una partita spigolosa in cui Gamberini non gli ha mai concesso un metro senza prima rifilargli qualche calcio e qualche buffetto. Ma come già ripetuto il Catania non sa perdere, e poco male se il giovane Catellani anche oggi non è riuscito a siglare il suo primo gol nella massima serie, perché quest’aurea positiva che aleggia intorno alla squadra fa passare in secondo piano anche quest’unico neo, ed al contrario mette in vetrina chi fino ad oggi è stato utilizzato con il contagocce, il Pitu Barrientos, capace di entrare nel vivo del match dando la scossa decisiva, ed in realtà mettendo lui in rete il pallone del 2-2. Solo note positive dunque che continuano a susseguirsi nel pentagramma del maestro Montella, direttore d’orchestra tanto silenzioso e pensiero quanto voglioso, ne siamo sicuri, di dare un dispiacere alla sua ex nemica Lazio. E allora perché porre limiti alla provvidenza, tanto questo Catania non muore mai…