| Editoriale: Il coraggio di osare |
|
|
|
| News - Rassegna Stampa | |||
| Scritto da Daniele Di Frangia | |||
| Lunedì 21 Febbraio 2011 00:58 | |||
|
Si torna coi piedi per terra dal San Paolo di Napoli dopo la preziosa vittoria di domenica scorsa contro il Lecce. Una sconfitta di misura ed una giornata sfavorevole come risultati (il Lecce ci scavalca nuovamente) e conseguentemente una classifica che torna a far illuminare la spia rossa. Una sconfitta, quella di stasera, tutto sommato messa in conto, se consideriamo le difficoltà della gara e il cinismo e la solidità di questo Napoli che con il minimo sforzo porta a casa il massimo risultato.
Eppure questa sconfitta lascia l’amaro in bocca per diversi motivi. Simeone ha preparato il match provando a giocare una partita a scacchi. Imbrigliare i partenopei nel primo tempo, non farli respirare, sperando di riuscire a gestire una partita “lunga” (termine che presto entrerà di diritto nei vocabolari di lingua italiana). Obiettivo far innervosire e stancare i napoletani (già sfiancati dall’impegno di Europa League) e provare ad affilare le armi nella ripresa puntando sulla freschezza delle frecce rossazzurre. Ed in effetti la strategia del Cholo stava per pagare. Se vediamo l’atteggiamento della squadra etnea tra primo e secondo tempo notiamo la differenza di mentalità seppur il risultato poi costringeva il tecnico ad osare di più. Più che paura dell’avversario molti soloni televisivi e pseudo tecnici da salotto non hanno capito che l’atteggiamento prudente era stato studiato a tavolino da Simeone. Portare dietro la linea della palla dieci uomini su dieci è stato un atteggiamento che ha ricordato molto i vizi e le virtù giampaoliane. Una squadra che insomma sapeva come fare ma che quasi per un castigo divino ha pagato tutto ciò. Dapprima l’occasione del rigore mancato da SuperMan Cavani. Poi è stato un gregario capitato lì quasi per caso (Zuniga) a punire i rossazzurri dopo una palla sporca. Il vantaggio ha sbloccato entrambe le squadre. Il Napoli dalla pressione del gol, il Catania dai rigidi schemi che tanto non piacciono ad alcuni giocatori. E allora piano B per il generale Simeone. Cominciare ad avanzare le truppe prego con una punta subito. Basta il solo Bergessio solo a non dare punti di riferimento là davanti ma dentro anche il giapponesino Morimoto a dare profondità al gioco. Piano piano il Catania viene fuori, avanza il suo baricentro e sfrutta la naturale stanchezza del Napoli ultra impegnato con le gare.
L’ingresso di Maxi lasciato fuori pare per un risentimento muscolare nella rifinitura (ma l’ipotesi Bergessio carta a sorpresa resta attendibile) per Schelotto lancia un Catania ultra offensivo con tre punte, un trequartista di ruolo e un Lodi che certo mediano di rottura non è. A guardare il Napoli di quest’anno, giocarsela così al San Paolo sembrerebbe da folli. Ed invece il dato è che i rossazzurri creano almeno tre palle gol nitide e mettono pressione e paura ai partenopei. La gara si ribalta e sul finale sono proprio gli azzurri ad essere schiacciati dietro ma il loro momento si unito ad un carattere ed un pubblico eccezionali li spinge oltre l’ostacolo. I rossazzurri non riescono a trovare la via del gol nonostante l’ingresso di un Ricchiuti in versione motorino. Il dubbio resta. Un atteggiamento più spavaldo e meno diciamo così strategico dal primo minuto avrebbe pagato? Non lo sapremo mai ma è giusto chiederselo.
P.S. La prova di Bergessio? Se attendevamo il nuovo Batistuta certamente negativa ma essendo realisti possiamo dire che Gonzalo ha fatto il suo. Non sembra un bomber ma certamente potrà dare una grossa mano alla squadra. Deve solo entrare nei meccanismi del giocattolo. Dategli tempo.
|
|||
| Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Febbraio 2011 01:09 |






