| Editoriale: L’alba di un nuovo Catania |
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| News - Rassegna Stampa | |||
| Scritto da Daniele Di Frangia | |||
| Giovedì 03 Febbraio 2011 00:01 | |||
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Tutto in 48 ore. I botti di mercato, l’addio del capitano Peppe Mascara, la delicata sfida di Cesena. Tre giorni che hanno segnato o meglio segneranno il futuro del Catania. Un futuro che si è cominciato a tratteggiare questa sera con uomini, moduli e convinzioni nuove.
Iniziamo dalle note liete. Punto primo. Da oggi questa squadra può vantare una nuova figura professionale all’interno del proprio team di lavoro: il regista. Un ruolo ormai perso negli ultimi anni per vari motivi e convinzioni di tecnici passati o semplicemente perché la squadra poteva fare a meno di un organizzatore di gioco. Almeno questo dicevano i risultati. E però il Catania odierno richiedeva sempre più qualità in mezzo al campo. La troppa fatica a creare gioco e la poca fluidità di manovra hanno convinto i piani alti ad investire su Francesco Lodi, un trequartista-esterno che di qualità ne ha tanta. Non è un caso che gli sia stato affidato il numero 10 anche se la posizione in campo è quella di un play basso. Ebbene Lodi è stato promosso a pieni voti. Consideriamo la difficoltà di entrare a freddo in una partita ad altissimo rischio con compagni nuovi. Ma il centrocampista campano se l’è cavata decisamente bene, giostrando in mezzo al campo e mettendo spesso ordine nelle situazioni più delicate. Ottimo il filtrante per Ricchiuti sul primo gol ad esempio ma anche il coraggio e l’intraprendenza di prendersi per mano la squadra. Chiaro che ancora ci sarà da lavorare ma un primo essenziale tassello è stato incastrato.
Punto secondo: l’intensità. Bene l’approccio con i primi minuti arrembanti e il vantaggio trovato da Maxi Lopez su assist di Ricchiuti (ringraziando Antonioli). Bene tutto sommato anche il secondo tempo. La squadra ha saputo correre e lottare dimostrando grinta e motivazioni che andranno sicuramente affinati. La partita lo richiedeva e i rossazzurri non hanno mollato su un pallone. Poi il pareggio ha accontentato un po’ tutti ma l’atteggiamento era quello di chi voleva i tre punti. Su tutti Diego Pablo Simeone. Vedere come richiamava il medico sociale affinchè non entrasse in campo a soccorrere un giocatore a terra e non perdere tempo. Un episodio alquanto significativo.
Poi c’è la formazione, il modulo ancora tutt’altro che in versione definitiva e gli uomini selezionati di volta in volta assenze permettendo. Anche stasera 8 soldati non arruolati, l’ultimo Gonzalo Bergessio stoppato dal transfer ritardatario. La carta Morimoto è stata quella a sorpresa, l’idea delle due punte balenava nella mente del Cholo ed aspettando l’ultimo argentino, ecco il giapponesino da ritrovare. Buoni sprazzi, tanto movimento e un posto da cercare in squadra. Di certo il tecnico di Buenos Aires ha messo dentro l’artiglieria pesante. Maxi, Mori, Ricchiuti, Gomez e Lodi insieme è tanta roba come direbbe un famoso rapper del momento, il tutto senza perdere di vista l’equilibrio, parola ridondante in gestioni passate.
Tra le note negative c’è ancora la distrazione. Sul gol di Jimenez a voler essere pignoli lo scambio tra il cileno e Bogdani poteva forse essere controllato con maggiore attenzione considerando la situazione accaduta negli ultimi 15 metri. L’aspetto difensivo va costantemente monitorato dal dottor Simeone che deve trovare la medicina giusta negli ultimi trenta metri. La squadra ha dimostrato di saperci arrivare con meno difficoltà rispetto alle ultime uscite, ora vanno migliorati gli aspetti che devono portare a finalizzare il gioco. Insomma l’immagine del puzzle c’è, alcuni pezzi sono stati inseriti, altri verranno messi a breve, altri ancora hanno bisogno di un po’ più di tempo. Ma quello che conta sarà il completamento dell’opera.
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