| Editoriale: quei meccanismi difensivi… |
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| News - Rassegna Stampa | |||
| Scritto da Daniele Di Frangia | |||
| Domenica 24 Ottobre 2010 17:19 | |||
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Terza sconfitta in campionato per il Catania che esce battuto da Marassi nonostante una buona prova, soprattutto nel primo tempo. Ancora una volta, come già successo a Verona e Lecce e in casa contro il Napoli è il singolo errore difensivo a costare caro ai rossazzurri. A turno hanno sbagliato un po’ tutti: Terlizzi ed Alvarez contro il Chievo, Silvestre con il Bologna, Potenza e Spolli contro il Lecce, Capuano contro il Napoli, ancora Spolli e Andujar contro il Genoa. Difficile dunque puntare il dito contro uno solo dei baluardi etnei anche perché sempre autori di buone prove. E proprio questo quello che colpisce. Le disattenzioni non arrivano da prove insufficienti, anzi. Spolli era probabilmente il migliore fino a quel momento dei suoi per come aveva chiuso Luca Toni insieme al partner Silvestre. Poi arriva l’episodio che inevitabilmente dà un altro volto al match. Anche perché il Catania ancora una volta dimostra la fatica che fa a recuperare il risultato in trasferta. Era già successo con il Chievo e a Lecce. Anche stavolta gli assalti finali non hanno portato a nulla. Caratteristica che invece in casa si verifica eccome. Sia con il Bologna che con il Napoli i rossazzurri avevano acciuffato il pareggio in rimonta.
Tornando alla difesa, proviamo a capire quale possa essere il motivo che porta ai fatidici errori peraltro tutti molto simili fra loro. La retroguardia di Giampaolo gioca a zona e non marca l’uomo né all’interno né all’esterno dell’area di rigore. Ogni difensore deve curare una particolare zona del campo e l’obiettivo di ognuno deve essere sempre guardare la palla e lo spostamento di essa. Finchè la difesa sta alta i pericoli sono minimi poiché arriva spesso il fuorigioco (non come strategia ma frutto dei movimenti dei difensori) a salvare la situazione di eventuale pericolo. Il problema nasce invece quando i 4 restano schiacciati dentro l’area di rigore. Lo sguardo è sempre rivolto al pallone e sfuggono gli inserimenti degli avversari (vedi Corvia del Lecce e lo stesso Rossi). In quel caso non c’è fuorigioco e il tempo giusto dell’inserimento dell’attaccante può provocare il gol. È questo ancora l’aspetto da curare e migliorare nei meccanismi del tecnico.
Infine Lopez. Il bomber argentino fin qui ha un bottino troppo magro per essere vero. Un gol in otto partite. Le prestazioni del centravanti sono sempre caratterizzate da un alibi di ferro. L’esser isolato davanti soprattutto in certe partite non permette al biondo attaccante di essere pericoloso. L’impegno c’è, Maxi si danna a pressare i difensori e non si tira indietro di fronte ai duelli coi centrali avversari. Ma le occasioni mancano. Se togliamo un diagonale sinistro mandato a lato di lui non c’è traccia in zona offensiva. Rispetto alle altre gare però c’è un cambiamento: la sostituzione di Antenucci stavolta per Lopez e non con Lopez. Un Antenucci cioè punta centrale, liberato da ruoli non suoi e caricato a molla a caccia del pareggio. Cambio peraltro effettuato appena prima il vantaggio genoano. Fatto sta che Antenucci fresco e pimpante (ma non lucido purtroppo)si è procurato un’occasione importante e un probabile calcio di rigore. Maxi comincia a sentire la pressione dell’attaccante molisano e questo può solo fargli bene. A patto che la squadra e Giampaolo trovino il modo di metterlo il più possibile face to face con il gol.
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Febbraio 2011 22:40 |






