| Esclusiva Catanista: gli Ultras e la Tessera |
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| News - Rassegna Stampa | |||
| Scritto da Daniele Di Frangia | |||
| Venerdì 10 Settembre 2010 15:49 | |||
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Puntata speciale quest’oggi di “Rassegna Stampa Catanista” condotta da Attilio Scuderi. Argomento del giorno la ormai celebre “Tessera del tifoso” che tante polemiche sta provocando negli ambienti calcistici e non. Catanista si è sempre mostrata attenta e sensibile al dibattito ed ha affrontato diverse volte l’argomento dando la possibilità a tutti di esprimere il proprio giudizio inerente alla questione. Ed è per questo che nella puntata speciale di oggi si è avuta la possibilità di sentire le ragioni di coloro che dicono no alla tessera e che continueranno la loro battaglia al di fuori degli stadi. Una battaglia civile, senza nessun atto di violenza ma solo con la forza delle idee e del pensiero. Noi abbiamo cercato di capire meglio i motivi del rifiuto e per questo abbiamo ascoltato il parere di Michele responsabile della Curva nord dei tifosi rossazzurri.
LE RAGIONI DEL NO “Le cose che non accettiamo della tessera sono molte: Innanzitutto la gente deve sapere che la tessera contiene un Microchip con radiofrequenze che permettono di localizzarti. La tecnologia Rfid secondo le istituzioni non è attiva ma non ci diranno certo se e quando la attiveranno, è una carta di credito a tutti gli effetti e i dati dei tesserati possono essere venduti ed utilizzati per campagne elettorali, pubblicità. Insomma una schedatura totale per di più a pagamento”.
“La tessera non può cambiare i rapporti con le altre tifoserie, chi è tesserato può andare in trasferta nel settore ospiti ma chi non lo è può andare in qualsiasi altro settore non venendo tutelato. Comunque rimarranno delle partite a porte chiuse tipo Palermo-Catania che aldilà di tessera o meno non verrà aperta agli ospiti”.
Altro punto importante è l’Articolo 9, quel punto cioè che riguarda i soggetti sottoposti a Daspo. In un primo momento tutti coloro che avevano subito questo provvedimento non avevano accesso alla tessera. Successivamente è stato portato agli ultimi 5 anni dalla decisione.
DIALOGO “Dialogo? Si può fare se si vuole. In Italia si fa repressione sugli ultras da una vita, con noi non vogliono avere contatti. L’ultrà per anni è stato un portafoglio clienti da invidiare, ha portato voti per tanti politici. A Catania dopo il 2 febbraio ci siamo tutti vergognati del tifoso catanese quando fino a qualche tempo fa i presidenti del comune, della provincia, della regione si sono arricchiti coi nostri voti e i nostri soldi. L’Ultras è un movimento sociale. Dove c’è una partita di calcio esiste un movimento ultras”.
Il provvedimento che vi faccia tornare allo stadio? “In Italia tutti stanno combattendo la tessera ma quasi tutti si sono accontentati, noi no. Per noi dire una parola vuol dire portarla avanti”.
MOVIMENTO ULTRAS Catania è l’unico posto in Italia dove si seguono le leggi per come devono essere seguite perché poi tutti fanno i propri movimenti, nessuno paga perché Catania deve pagare più degli altri. A Catania esiste la diffida preventiva, se tu sei un soggetto pericoloso non puoi andare allo stadio. La maggior parte delle persone che sono fuori non se la possono fare, non gliela fanno fare perché hanno avuto un Daspo. Il Daspo non prevede quando te l’hanno fatto ma quando finisce la penale. Il Daspo te lo dà la polizia ed è amministrativo, il lato penale, la firma è un obbligo. Ti puoi fare 5 anni di diffida, finisci la pena e ce ne vogliono altri 8 o 10.
“Mediaticamente siamo svantaggiati. Contro di noi è stata fatta repressione, tante le etichette che ci hanno messo addosso e sono stati fatti degli errori. Io sono il primo a fare controlli ma su un treno di 10mila persone è capitato che sono successe cose. Si è dovuto annientare un movimento a poco a poco. Prima si poteva permettere di fare uno striscione per qualsiasi cosa, oggi devi chiedere il permesso, loro ti dicono quello che è giusto e quello che non è giusto. Ci hanno tolto anche la libertà sui canti e sui cori”.
“Le uniche due volte che siamo andati a Roma ci sono stati circa 14 accoltellati catanesi. E non eravamo 14mila ultras perché non ce l’abbiamo come numero. Erano tifosi catanesi e venivano accoltellati sui pullman scoperti o mentre si facevano foto”.
Qual è la vostra posizione nei confronti della società? “La più grande delusione. Le persone che sono fuori sono le stesse che nel 93 quando il Catania fallì si legarono con le catene per cercare di salvare il Catania, che si sono visti l’Eccellenza, 10 anni di C. Stare fuori è molto più difficile che entrare perché sarebbe stato facile farmi la tessera, tanto mi conoscono. Catania se n’è fregata e la società non ha detto mezza parola, un semplice “mi dispiace”. La società continua a dire tesseratevi perché sennò è una delusione che non arriviamo a 20mila abbonamenti perché la prossima volta prendo 50 milioni, vendo e vado a casa”.
“Domenica non potremo essere a Piazza Spedini perché i nostri Daspo non sono solo per la partita ma hanno vari limiti divieti il giorno prima e il giorno dopo. Non possiamo andare in nessuna stazione, aeroporto, zona dello stadio, casello, tutti i passaggi dei tifosi. Non è vero che volevamo stare davanti lo stadio a criticare quelli che hanno fatto la tessera. Anzi, la gente deve andarci allo stadio e capire la differenza con o senza di noi”.
A cercare di rendere più completo il quadro è intervenuto telefonicamente anche Andrea Lodato, giornalista de “La Sicilia” sempre attento alle vicende della città e al mondo ultras.
“Viviamo ormai in una società controllata a vista, tessere e microchip ovunque, dal bancomat ai cellulari. Credo che la mancanza degli ultras sia un dolore per loro e per lo stadio che subirà uno stadio senza tifo”.
“Penso che la tessera non solo non eliminerà la violenza ma tutto quello che prevede la tessera c’era già: biglietti nominativi, controllo ai varchi, chi era sottoposto a un Daspo non poteva entrare. Nessuna novità, è un’ulteriore schedatura a fini commerciali a meno che l’anno prossimo non si imponga a coloro i quali vogliano acquistare il biglietto di avere la tessera. Gli strumenti c’erano, non credo che il Viminale apra ai tifosi del Palermo nel derby”.
“Ho l’impressione che vogliano liberarsi per sempre degli ultras. Il Catania è stata l’unica società che si è impegnata sul discorso dell’art. 9. Siamo di fronte ad una mentalità ultras che è sfuggita a molti in questi anni. Un movimento che non vive solo di una partita, ma vive di una passione, di un’idea, di un’appartenenza. Non possiamo chiedere agli ultras di andare a fare i biglietti perché non si possono fare gli abbonamenti per una tessera che non serve. Dopo il 2 febbraio non è successo nulla e i bambini sono andati tranquillamente in curva. Basta infangare una città ed una tifoseria”.
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