| Esclusiva Catanista: Xavier Jacobelli e la vergogna di Italia-Serbia |
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| News - Rassegna Stampa | |||
| Scritto da Daniele Di Frangia | |||
| Mercoledì 13 Ottobre 2010 16:37 | |||
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“E' notte fonda quando, finalmente, i poliziotti e i carabinieri danno l'ultima scarica di legnate agli avanzi di galera serbi, calati su Genova per metterla a ferro e fuoco, dentro e fuori Marassi, scaricando una violenza truculenta mai vista prima in uno stadio italiano dove pure ne abbiamo dovuto sopportare di tutti i colori.”
Ha aperto così l’articolo del suo blog questa notte Xavier Jacobelli, direttore della testata quotidiano.net e prima firma di tantissime testate del panorama nazionale italiano. È intervenuto quest’oggi in diretta a “Rassegna Stampa Catanista” condotto da Attilio Scuderi e Daniele Di Frangia per parlare degli orrori che si sono visti a livello mondiale ieri sera a Genova. Ma il direttore non si è limitato a lanciare accuse ed indignarsi gratuitamente per quanto successo, ha anche raccontato retroscena importanti che la gente comune probabilmente non ha valutato o saputo. Ha riassunto ciò che in 10 punti ha schematizzato nel suo pezzo dal titolo “La violenza dei criminali serbi e il lassismo dello Stato italiano: di chi è la colpa della barbarie che ha choccato Genova”. Violenza, barbarie, lassismo. C’è un po’ di tutto nei punti che Jacobelli tocca, anche la politica, italiana e serba perché tutta questa vicenda nasce proprio da lì. Dalla politica alle forze dell’ordine, dalle misure restrittive allo sguardo attonito ed innocente dei bambini. Riportiamo alcuni spezzoni dei punti che contraddistinguono il pensiero di Jacobelli sulla vicenda:
“1) L'attacco dei delinquenti ospiti è stato premeditato, per motivi politici e sportivi. Dal 2009, per espatriare nell'Unione Europea, i serbi non hanno più bisogno del visto e quindi, anche il viaggio a Genova è stato compiuto senza problemi. La Serbia si è candidata ad entrare nell'Unione, ma marca male: gli ultrà nazionalisti che nell'ultimo fine settimana hanno scatenato l'attacco al Gay Pride, causando il ferimento di 100 partecipanti al corteo dell'orgoglio omosessuale, sono gli stessi che bruciano le bandiere del Kossovo a Marassi, assaltano l'albergo della Nazionale, fanno piangere il portiere Stojkovic, reo di aver tradito la Stella Rossa per passare al Partizan e giocare in Champions League. 2) Il Partizan è la stessa squadra di cui era presidente Tomislav Karadzic, l'Abete di Belgrado, ora presidente della federazione serba, accusato di pilotare il campionato pro Partizan. Sostiene Karadzic: "Questo è un attacco allo Stato e lo Stato deve risolvere questo problema. Questo non è solo un attacco al calcio serbo, ma alla Serbia nella sua interezza, e al calcio mondiale. E’ una vergogna, ma noi a Genova da due giorni sentivamo la pressione dei tifosi intorno all’albergo e ieri la polizia serba e la Federcalcio del nostro Paese avevano informato le forze dell’ordine italiane che c’era pericolo, che fazioni violente di tifosi erano in Italia per fermare questa partita. E non è stato fatto niente, non sono stati evitati i fatti di Marassi". 3) Karadzic sa di ciò che parla. Gli ultrà serbi, del Partizan o della Stella Rossa o di altre squadre, sono un concentrato di violenza criminale e di feroce protervia che ha pochi eguali al mondo. Morti ammazzati, devastazioni, saccheggi, minacce e intimidazioni a giornalisti, poliziotti, tifosi rivali, colpi di pistola esplosi negli stadi, droga e alcol come compagni di vaggio: un campionario di nefandezze ben noto alle polizie di tutta Europa. Evidentemente, a quella italiana non hanno detto niente 4) Proprio per questo, sarebbe utile se il signor ministro dell'Interno, on. Roberto Maroni, ci facesse sapere nome, cognome e grado dei fenomenali funzionari dello Stato suoi sottoposti che, sottovalutando la minaccia serba, hanno consentito che i farabutti arrivassero a Genova indisturbati, sfasciassero vetrine e auto lungo il percorso verso Marassi per poi dare il meglio di sè dentro lo stadio, in diretta tv planetaria. Resterà a lungo nella memoria quel pugno di agenti che guardava inerte il bue tatuato e sbraitante, coperto dal passamontagna e armato di tronchesino, mentre, a cavalcioni sulla barriera di plexiglas, tagliava indisturbato la rete di protezione. E che dire delle bombe carta, dei petardi, dei fumogeni tranquillamente introdotti nello stadio? Com'è che un comune spettatore italiano, con tessera del tifoso s'intende, può entrarvi solo dopo avere depositato anche il tappo della bottiglietta d'acqua e un criminale serbo a momenti si porta dietro pure un bazooka, senza che nessuno gli dica nulla? Scusi Maroni: ma ci dice chi caspita li fa i controlli ai tornelli? Ma ci siete o ci fate? 5) Ci hanno spiegato che l'inazione della Polizia è stata decisa per salvaguardare l'incolumità degli spettatori italiani e per favorirne il deflusso: bravi. Ma se i serbi avessero soltanto provato ad alzare un dito in qualunque stadio inglese, sarebbero stati murati nelle celle sottostanti.E allora? 6) E allora, il ributtante show di Genova, andato in scena sotto gli occhi di migliaia di bambini presenti sulle gradinate, nasce anche da anni e anni di lassismo dello Stato italiano nel combattere la violenza negli stadi. E siccome nel villaggio globale internetizzato, pure l'ultimo baluba serbo sa che nei nostri impianti si può delinquere impuniti, ecco perchè il 12 ottobre 2010 la violenza serba si è scatenata al Luigi Ferraris. Ed stato un miracolo che non ci sia scappato il morto. 7) Anni e anni di insulti e di minacce, di omicidi di poliziotti (Filippo Raciti, assassinato a Catania mentre faceva il suo dovere) e tentati omicidi di poliziotti e carabinieri, di illegalità diffusa, di razzismo e di inciviltà dilaganti, di falso buonismo dei politici di ogni colore protesi solo a salvaguardare i bacini elettorali trasversalmente coltivati nelle curve, hanno propalato anche all'estero l'immagine di uno Stato molle e flaccido, incapace di imporre il rispetto della legge manco prima, durante e dopo una partita di calcio. 8) Le violenze dei barbari serbi, che hanno addirittura causato la sospensione di una gara degli Azzurri in casa loro - un affronto mai subito in cent'anni di storia della Nazionale - devono essere punite a colpi di stangate dalla giustizia Uefa e non c'è ragione di dubitare che Platini lo farà. 9) Ma adesso basta con i pietismi, i giustificazionismi, i perdonismi. Dopo Genova o si capisce che i violenti devono essere sbattuti in galera o dobbiamo prepararci a vivere altri incubi come questi. 10) Ha ragione Prandelli: mai visto uno schifo simile. E il peggio è che poteva essere evitato.”
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