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Focus: ancora fiducia al 3-5-2? PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Scritto da Daniele Di Frangia   
Domenica 20 Novembre 2011 22:25

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La classica partita che ti aspetti ma dove tutto ti va storto. Errori, sfortuna, avversario ostico e anche qualche discussione interna che si poteva evitare. C’è stato tutto questo in Catania-Chievo, una gara che ha racchiuso tutto in novanta minuti. Partiamo dal risultato. 2-1 per i gialloblù dove il due sta per i gol che sono stati regalati dal Catania agli avversari. Spolli abbatte Pellissier in area dopo aver perso il pallone e concedendo il penalty e Bellusci e Biagianti si scontrano incredibilmente lasciando Pellissier e Sammarco liberi di insaccare ma mettiamoci anche l’assist di Bellusci per Thereau col francese solo davanti ad Andujar recuperato miracolosamente da Spolli. Insomma ben tre episodi dove quella che era sembrata una delle migliori retroguardie di inizio stagione ha ballato clamorosamente per errori individuali. Black-out inspiegabili forse da ricercare nella tensione meno alta rispetto alle big del ciclo terribile. Il Chievo si sapeva è avversario di basso profilo ma col coltello tra i denti ed il rischio era proprio questo. Capuano disse qualche settimana fa che questa squadra ha sempre bisogno di tenere alta la concentrazione e un fondo di verità c’è eccome. Eppure sul piano dell’interpretazione la partita a Montella non è dispiaciuta.

 

Nonostante gli episodi sfortunati (chiamiamoli così) i rossazzurri hanno tenuto a galla il match fino alla fine col rischio di pareggiarla in alcune occasioni. Ed in ogni caso si è vista ancora quella mentalità coraggiosa di tenere il pallino del gioco dal primo al novantesimo, atteggiamento che piace all’aeroplanino ed opposto a quello dei gialloblù. Che fosse una squadra coriacea e compatta il Chievo si sapeva. Lo scorso anno Giampaolo fu crocifisso per aver detto “meno male che non abbiamo perso” al termine di un 1-1 casalingo. Oggi ci si rammarica per non aver segnato il rigore decisivo ad inizio ripresa. Eppure in settimana ci chiedevamo se era giusto riproporre il rodato (ma poco convincente a San Siro)3-5-2 o se tornare al 4-3-3. Questa sera qualcuno sussurra gli ipotetici se e ma.

 

Sul piano tattico è stata una gara chiusa. Proprio sugli esterni forse gli etnei potevano e dovevano dare qualcosa in più ma solo capitan Marchese provava con traversoni dal fondo o dalla trequarti (bravo Maxi a procurarsi il rigore su un cross di Bergessio). Dall’altra parte Potenza non affondava mai per caratteristiche diverse dal ruolo fluidificante. Senza Izco, Lanzafame ed Alvarez a Montella non restava alternativa che provare il terzino foggiano. Spostando il focus più avanti sono state poche le opportunità per Ricchiuti che solo un paio di volte è riuscito a far male tra le linee dove i gialloblù facevano densità. Al fantasista di Lanus è mancato spesso l’ultimo passaggio coi clivensi bravi a sporcare le linee. Infine il papu Gomez. Giornata no quella dell’argentino tascabile sempre raddoppiato e mai incisivo nel saltare l’uomo. Anche spostato a destra la solfa non è cambiata. Da aggiungere come Maxi abbia dato qualcosa in più nella ripresa. Importante anche il recupero di Marco Biagianti mentre Catellani non ha dato quella scossa che serviva alla squadra. Senza lo squalificato Spolli a Lecce Montella potrebbe tornare a 4 dietro ma l’interrogativo sul modulo rimane. Squadra che vince non si cambia ma squadra che perde?