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Focus: Il calo dei singoli e la mentalità delle piccole PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Scritto da Daniele Di Frangia   
Domenica 04 Dicembre 2011 18:37

montella7

 

Ancora una sconfitta, ancora in casa ed ancora con una medio-piccola del campionato. Prima il Chievo, poi il Novara in Coppa Italia e adesso il Cagliari. Il tutto nel giro di due settimane. Un inversione di rotta totale rispetto alle passate stagioni quando il Massimino rappresentava il fortino soprattutto con avversari inferiori qualitativamente. Quest’anno il canovaccio è cambiato . I rossazzurri hanno raccolto punti e complimenti con le big (Juve, Inter, Napoli) e hanno rafforzato ulteriormente la mentalità italico-difensiva delle non big, classiche squadre pronte a tutto per fare risultato e portare via punti pesanti. Se il Novara in Coppa fa storia a sé per i raptus da suicidio dei nostri, Chievo e Cagliari hanno similitudini. Più episodi negativi ed errori dei singoli col Chievo, più controllo del match ma meno occasioni col Cagliari. Montella si dice contento della prestazione, meno della concretezza che i suoi dimostrano di non avere negli ultimi venti metri.

 

I rossazzurri, ormai lo abbiamo capito, amano giocare la palla e comandare il match ma soffrono tremendamente i pochi spazi e le ripartenze. Per questo in trasferta adesso si ottiene di più, proprio perché i giocolieri rossazzurri hanno più respiro e meno pressioni di dover vincere a tutti i costi. Non è un caso che a Lecce si sia trovato il gol con ampissimi spazi. Perdipiù gli etnei non sfruttano più le palle inattive come lo scorso anno quando i 6 gol di Silvestre e i 3 di Lodi diventarono vera e propria arma in più per sbloccare i match. Sempre sui singoli c’è da evidenziare il calo netto di gente come Gomez e Lodi. Lo stesso Bergessio non sembra più quello di un mese fa (ma fa tanto lavoro oscuro) e dagli esterni ci si attende sempre di più.

 

Ma la questione preponderante è ancora il modulo. Montella si è forse un po’ fossilizzato col 3-5-2, uno schema che ha dato i suoi frutti certo ma che oggi sembra un po’ troppo scolastico e poco concreto nella squadra. Che ha concesso niente al Cagliari poichè i sardi attaccavano decisamente poco nel primo tempo. All’intervallo Ballardini ha capito che si poteva osare un po’ di più tornando al rombo in mezzo e sfruttando le ripartenze. Vero che il gol di Ibarbo nasce da un’invenzione del colombiano ma la cerniera sarda ha tenuto abbastanza bene. Dall’altra parte continua la moria di esterni che il modulo sta macinando. Izco out, Potenza si è chiamato fuori, Lanzafame non gradisce e oggi Alvarez non ha convinto più di tanto. In attesa che gennaio possa regalare qualcuno su quella corsia restano 4-5 partite fondamentali da giocare.

 

Resta il fatto che ai punti il Catania non meritava la sconfitta, anche se a poco serve recriminare sulle occasioni (poche) e constatare che queste partite seguono sempre lo stesso filo logico: chiusura degli spazi e ripartenze, un classico ormai. Molti invocano il cambio di modulo ed un ritorno al vecchio 4-3-3 coi terzini nei loro veri ruoli e una punta in più (Barrientos?) capace di offendere e dare più soluzioni alla squadra. Aldilà però dei numeri quello che conta è sempre la mentalità e la grinta con la quale si scende in campo. Che sia non solo di Maxi ma di tutta la squadra. Urgono sciabola e fioretto, come sempre.