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Focus, Marino-Montella: tra passato e futuro all’insegna dell’attacco PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Scritto da Stefano Auteri   
Lunedì 13 Febbraio 2012 15:02

“Grazie Pasquale, rimarrai sempre nei nostri cuori, ma adesso siamo cresciuti”. E’ questo, trasformato in parole, il senso del lungo applauso riservato dal pubblico del Massimino al tecnico del Genoa, Pasquale Marino, che è tornato nello stadio che lo ha lanciato nel grande calcio da avversario, alla guida di un Genoa portentoso in attacco ma imbarazzante nella zona arretrata. Una sfida generazionale quella andata in scena con il suo dirimpettaio di panchina, Vincenzo Montella, che in uno scontro denso di tatticismi e sfrontatezza è riuscito ad imporsi con uno strepitoso poker. Da quando Marino ha lasciato Catania, nella stagione 2007/08, in molti hanno continuato a rimpiangere la qualità di gioco impostata dal tecnico di Marsala, capace di sfruttare al massimo le potenzialità dei propri uomini esprimendo un calcio brillante ed offensivo. Ebbene dopo ben cinque anni, Montella è riuscito ad offuscare il fantasma del suo predecessore, imponendo lo stesso tipo di calcio fatto di possesso palla e verticalizzazioni, qualità e dinamismo, con un tasso tecnico decisamente superiore rispetto ai primi anni di Serie A.

 

La matrice zemaniana dunque è stata il punto in comune che da sempre ha unito questi due teorici del gioco offensivo, tanto amanti della fase di possesso espressa nella maggior parte dei casi grazie ad un 4-3-3 tutto corsa e ripartenze. In realtà durante questa stagione il modulo a tre punte è stato spesso sacrificato per esigenze tattiche e di uomini. Montella ha adottato con ottimi risultati il 3-5-2, mentre Marino lo ha trasformato a volte in un 4-4-2 ed altre in un 4-2-3-1. Proprio quest’ultimo schieramento tattico è stato scelto dal mister di Marsala per la sfida di domenica, lasciando il solo Palacio a combattere con Legrottaglie e Spolli, e Sculli e Jankovic a pungere sugli esterni.

 

Uno schieramento anomalo, che però ha lasciato inalterata la poca propensione dei suoi uomini a difendere, con Granqvist e Kaladze a tratti imbarazzanti, e Biondini costretto ad un lavoro estenuante di filtro davanti la retroguardia. Ad approfittarne è stata la formazione rossazzurra che grazie ad un inizio esaltante ha aggredito gli avversari nella propria metà campo, impedendo ogni trama di gioco ai rossoblu, costretti proprio a quella fase difensiva così detestata. Una scelta differente dunque rispetto a quella messa in atto contro un’altra squadra votata all’attacco, la Roma di Luis Enrique, che in occasione dei 65’ minuti del 15 gennaio era stata affrontata in maniera attendista sfruttando poi la pericolosità del contropiede. Come in quell’occasione, ad esaltarsi sono stati i due furetti etnei, Gomez e Barrientos, che sono stati abili a creare in più di un’occasione la superiorità numerica ora sulla fascia sinistra ora in zona centrale, sfruttando i tagli in profondità di un instancabile Bergessio. Inerme, davanti agli assalti della formazione di casa, Marino ha cercato nel corso del match di cambiare il volto ai suoi undici, ma il cinismo mostrato da Barrientos e compagni ad inizio ripresa ha smorzato ogni speranza di rimonta, mettendo nel congelatore tre punti indispensabili nella corsa salvezza. Un altro dato importante da non sottovalutare assolutamente è poi la buona prestazione di Kosicky che davanti ad una compagine capace di siglare 12 reti in sei partite, è riuscito a mantenere inviolata la sua porta, evento che non capitava da ben cinque partite, ossia dalla vittoria interna per 2-0 nel derby col Palermo.

 

Solo gli applausi dunque restano come unica nota positiva nella giornata più brutta per Marino da quando è a Genova, mentre Montella può sfregarsi le mani in vista dei due match da recuperare che potrebbero proiettare la sua formazione nuovamente nelle zone nobili della graduatoria. Un unico dubbio resta però insoluto: è stata più la bravura del Catania a decidere il match o l’inconsistenza della squadra avversaria? Ed inoltre se si decide di premiare la bravura degli etnei; perché Gomez e compagni non riescono ad esprimersi sempre su questi livelli, ma attraversano di tanto in tanto preoccupanti passaggi a vuoto?