| Giampaolo-Catania: i motivi dell'addio |
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| News - Rassegna Stampa | |||
| Scritto da Daniele Di Frangia | |||
| Mercoledì 19 Gennaio 2011 17:08 | |||
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Dalle 19:30 circa di ieri sera Marco Giampaolo non è più il tecnico del Catania. La notizia è arrivata con un comunicato ufficiale sul sito della squadra e ha colto di sorpresa tutti. Innanzitutto per i tempi. Se dopo lo scialbo pareggio casalingo contro il Chievo di domenica era sorto un notevole malumore tra i tifosi (e non solo) che chiedevano la testa del tecnico, va detto che il mister non sembrava così nettamente in discussione. Solitamente il giorno degli esoneri (o addii) è il lunedì post campionato quando la società si riunisce e prende le decisioni opportune, spesso evitando il rientro del tecnico negli allenamenti del martedì. Ed invece dopo un lunedì di calma piatta e un martedì apparentemente tranquillo (Giampaolo aveva diretto l’allenamento) ecco il faccia a faccia decisivo (peraltro durato pochissimo secondo fonti certe) che decreta la rescissione consensuale tra rossazzurri ed allenatore. Un incontro breve ma intenso dove società e tecnico probabilmente si sono scontrati su alcuni punti focali del progetto. Ma aldilà dei contenuti della discussione va detto che diversi erano i punti bui della gestione Giampaolo.
Innanzitutto il gioco. I 22 punti in 20 partite sono stati frutto di gare tirate, spesso equilibrate ma mai spettacolari. I rossazzurri non hanno mai siglato più di due reti in una partita e il doppio marcatore è uscito solo in tre occasioni (2-1 Parma, 2-0 Cesena e 4-2 a Roma). Segno di una squadra equilibrata certo ma troppo poco incline al calcio offensivo.
Difesa. Punto forte della gestione Giampaolo fino alla 14esima giornata contro la Juventus. Fino ad allora tra le due-tre migliori del campionato, poi il crollo. 13 reti subite in sei partite, solo nel derby il Catania aveva preso tre gol in una sola gara, tra Juve, Cagliari e Roma 10 volte la porta etnea è stata battuta.
Attacco. Detto dell’equilibrio e dei pochi gol siglati (18), altro dato è l’assenza di un cannoniere. 5 reti Maxi Lopez, 3 Silvestre, 2 Gomez e Terlizzi, 1 e su rigore Peppe Mascara. Il fatto che il bomber della squadra fosse Silvestre, un difensore e spesso l’uomo più pericoloso grazie alle palle inattive è emblematico.
Tattica. Dopo un pre campionato all’insegna del 4-4-2 puro (il modulo preferito dal mister) si è passati ad un 4-3-1-2 nei primi match in attesa di capire che il 4-3-3 era il sistema nel dna della squadra. In realtà in campo si vedeva un 4-1-4-1 stile Mihaijlovic ma con gli esterni abbassati di venti metri. Risultato: squadra corta e compatta, poco offensiva ma difficilmente perforabile. In cerca di una vittoria, Giampaolo alternava il modulo con un 4-3-1-2 (o rombo) con un Morimoto in più ma steccando con Juve e Cagliari. Decisione abbandonata e ritorno al 4-1-4-1. La zona pura ha dato buoni frutti in difesa, ma ha procurato anche svarioni ed errori. Diversi i gol per distrazione del singolo o per errata applicazione. Il seguire la palla lasciava spesso vuoti in area subito sfruttati dagli avversari. E tutta la retroguardia presa singolarmente ha commesso almeno un errore decisivo (alcuni più di uno).
Crescita. L’evoluzione della squadra si è fermata a Natale o forse ancora prima. Il progetto era probabilmente di far decollare i motori dopo la sosta ma la tripla batosta (Roma, Inter, Juve) ha rallentato tutto. L’assenza di tanti uomini per infortunio è un alibi che si deve riconoscere a Giampaolo, padrone di una rosa ampia ma priva di alcuni elementi specifici in seno. Ad esempio un regista di centrocampo o un esterno di ruolo in sostituzione di Llama (mai in condizione dopo l’infortunio). Ne è conseguito che molti doppioni hanno dovuto accomodarsi in panchina o tribuna ed i ricambi non sono stati spesso sufficienti alla causa. Singoli. Qualche problema a gestire le individualità. Maxi ha faticato ad entrare nei meccanismi della squadra e spesso ha agito solo in avanti. Mascara ha arretrato di venti metri il suo raggio d’azione così come il baricentro della squadra. Ma Peppe era già abituato a questa posizione e si è sacrificato senza problemi. Buio pesto invece con Barrientos, Ricchiuti ed Antenucci. Il primo mai schierato in campionato (ma con tanti dubbi sulla fisicità), il secondo messo in concorrenza con Gomez e poi abbandonato per motivi di mercato, il terzo provato sulla fascia ma a disagio nel ruolo di vice Lopez. Stampa. La gestione dello spogliatoio rimane un rebus. Se i vari Andujar, Potenza e Capuano si schieravano a favore del tecnico e della squadra, diversi sono stati i casi di anarchia nei dopo partita. Terlizzi l’unico a pagare per frasi rivolte ad un compagno, ma i vari Ricchiuti (post Genoa), lo stesso Potenza (poi rettificate), Maxi ed altri casi si sono succeduti in dichiarazioni destabilizzanti a caldo. Da qui anche un silenzio stampa (non ufficiale) durato qualche settimana ma evidentemente poco efficace. Ambiente. Infine il rapporto con la città. Giampaolo non è mai entrato nei cuori della tifoseria per colpa di un carattere chiuso, poco incline ai proclami, ma dedito al lavoro sul campo. Da qui il poco appeal acuito peraltro da risultati altalenanti. Preparatissimo tatticamente ma poco disposto al rapporto amichevole coi giocatori come un capo che si rispetti, Giampaolo ha pagato forse anche questo aspetto umano con l’ambiente Catania. Stessa cosa potrebbe dirsi per il rapporto con la società, pare mai sbocciato appieno.
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Gennaio 2011 09:56 |






