| Giampaolo non fare come i Bauscia |
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| News - Rassegna Stampa | |||
| Venerdì 04 Giugno 2010 10:48 | |||
![]() Presentato il nuovo allenatore ieri al President Park Hotel il Calcio Catania vuole con lui aprire quel benedetto ciclo che non è riuscita a concretizzare e rendere duraturo con i predecessori, del resto si sa nel calcio ormai non esistono bandiere, eroi, miti, o riconoscenze varie per società che ti ripescano dall’inferno e ti danno la possibilità di entrare in paradiso, c’è solo un Dio che azzera gli altri valori: il Dio denaro, ed a voler esser politeisti il Dio successo e la Dea Gloria. Zenga e poi Mihajlovic seppur non abbiano mai fatto mistero della loro volontà per altro comune di allenare l’Inter un giorno, hanno lasciato la piazza catanese quasi dovutamente a sentir le loro parole, quasi come il calcio a Catania non fosse calcio, quasi come la società che gli ha dato la gloria non fosse la stessa che ha creduto in loro quando erano nessuno o poco più di niente (calcisticamente parlando), quasi come tra l’indifferenza delle altre piazze che non avrebbero scommesso uno scellino bucato su di loro non fossero stati accolti, coccolati e osannati. Ma si sa in un mondo dove i valori come detto sopra non esistono più, o comunque sono rimessi ad un unico supremo Dio e cosa più assurda si rimodulano in base ad esso, questi due bauscia hanno lasciato Catania per cercare fortune altrove. Non ci si dilungherà più di tanto sui loro destini ci si limita a ricordare che il primo andato al Palermo fu castigato dalla divina provvidenza e venne esonerato proprio alla 13° giornata nel derby col Catania (uscendo dal palcoscenico del calcio che conta, salvo ora aver trovato un contratto plurimilionario con tanto di villa da mille e una notte negli emirati) il secondo il serbo ha sposato la causa viola, vedremo. Intanto però a Catania è arrivato Marco Giampolo da Bellinzona e come in tutte le presentazioni ecco subito al collo una sciarpa coi colori sociali (sociali nel senso che il Catania è della società catanese, del popolo insomma). Routine è vero, chissà che anche stavolta non rimanga tale, pura formalità a servizio di fotografi e cameraman alla ricerca del particolare, della foto con i nuovi colori che presto potrebbe sbiadire. Nel cassetto c’è un album, nel cassetto di ognuno che ama il Catania si intende, pieno di foto sbiadite, alcune già son bianche altre stanno per diventarlo, che una volta ritraevano personaggi con sciarpa al pari di Giampaolo ma che ormai non trovano più la loro forma, la loro immagine vivida, non esistono più. “Vorrei aprire un ciclo” dice Giampolo “anche 10 anni” ribadisce, in attesa delle prime dichiarazioni della serie “il mio obiettivo è allenare la Juventus, il Milan, il Real” che francamente troviamo offensive, perché mancanti del rispetto per una società che nulla ha da invidiare a quelle li nominate perché in quanto a bilanci e voglia di far calcio non è seconda a nessuna e se proprio dovessimo essere pignoli ad applicare le leggi vigenti si dovrebbero controllare meglio i conti e dichiarate fallite un bel po’ di formazioni di queste altisonanti (700 milioni di debito la roma, poco meno di 200 la Lazio, 70 il Milan e così via). Inoltre vanta una tifoseria innamorata pazza, media che rispettano e criticano quando necessario nel tentativo comune di risolvere i bachi (gli errori) commessi nel tragitto che porta all’ennesima stagione da vivere con i colori rossazzurri. Beh in attesa di queste parole alcune le rivolgiamo noi a lui:
“se mai dovessi avere fortuna con i colori rossazzurri non fare come i due bauscia abbi rispetto, prova a costruire qualcosa di importante, non fare come Mourinho (il più bauscia di tutti) che vince e scappa attanagliato dalla pressione di dover vincere nuovamente e dunque riconfermarsi grande dopo esserlo stato nella stessa piazza, se dovessi battere il record di Sinisa prova a rifarlo l’anno dopo, insomma abbi rispetto per te, il tuo lavoro, quelli che saranno i tuoi ragazzi ed una piazza che saprà amarti se la porterai dove merita”
anche se ormai lo sanno pure i muri a Catania le vie del calcio sono infinite e soprattutto verba volant scripta manent (non nel calcio dove i contratti scritti non valgono un fico secco).
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