| Il film capolavoro dei rossazzurri: “Il sorpasso” |
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| News - Rassegna Stampa | |||
| Scritto da Daniele Di Frangia | |||
| Domenica 18 Dicembre 2011 20:24 | |||
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Lo chiameranno “effetto derby”. Si tratta di quella sensazione che i giocatori del Palermo provano quando scendono in campo al Massimino, sconfitti per la quinta volta di fila e sempre in maniera netta, decisa, senza discussioni. La squadra, aldilà delle assenze, sente particolarmente la pressione di questa sfida, e psicologicamente la reazione ha tutt’altro effetto di quello sperato. Niente mordente, zero cattiveria e assenza di gioco. Difficile per qualsiasi tecnico capirci qualcosa mentre Mangia prova a gettare acqua dicendo che i suoi se la sono giocata. Dall’altra parte un Catania grintoso, lucido, anima e cuore ma con testa e raziocinio. Una gara preparata perfettamente da “mister derby” Montella e portata a termine senza affanni. Una gestione oculata e precisa del match con modulo, uomini e cambi azzeccati e la solita superiorità di gioco sul campo. Chapeau. I singoli che crescono, da Almiron sontuoso a Legrottaglie leader, da Lodi cecchino a Bellusci muro, da Maxi infuocato a Barrientos sublime. Ma è soprattutto la vittoria del gruppo che ancora una volta tira fuori gli attributi nel momento in cui c’è da farlo e regala l’ennesima soddisfazione ai suoi tifosi.
La vittoria segna anche il sorpasso tanto auspicato in classifica con un Catania virtualmente in Europa League e a +9 dalla zona salvezza. Numeri importanti seppur ancora alla 15esima giornata. Come nel film capolavoro di Dino Risi, anche gli etnei come un Vittorio Gassman sfacciato e sprezzante mettono la freccia e passano i rivali. Un sorpasso meritato per quello che si è visto in queste giornate. E proprio questo aspetto merita un approfondimento. Nelle ultime stagioni il Palermo è sempre stato superiore per potenzialità, obiettivi e risorse economiche al Catania. Campagne acquisti costose, diversi nazionali in rosa, allenatori di rango e ben pagati ed Europa centrata più volte. Dall’altra parte un Catania che è partita dal basso, ha fatto la gavetta coi suoi cinque scudetti di fila rappresentati dalla salvezza ed una programmazione precisa che ha fatto inserire un mattoncino alla volta per costruire il puzzle che sta venendo fuori. Una superiorità rosanero poi non manifestata sul campo tranne poche vittorie al “Barbera” ma come detto mai al “Massimino”.
Oggi guardando nomi e valori in campo sembrava che la bilancia della qualità pendesse più dalla parte degli etnei. E confrontando la campagna acquisti estiva a tutti è sembrato come la rosa palermitana si fosse nettamente indebolita. Un Palermo che non guarda alla classifica e che sembra non avere obiettivi fissi. Un Catania che con raziocinio continua a programmare il futuro. Il presidente Pulvirenti a fine gara ha dichiarato come i valori si siano eguagliati. Ma considerando tutti gli aspetti sin qui analizzati viene il dubbio: che il sorpasso in classifica sia simbolico di qualcosa di più ampio?
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