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La partita vissuta dagli Ultras PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Giovedì 28 Ottobre 2010 12:23
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Catania-Varese di Coppa Italia non è stata solo una partita di calcio, ma molto molto di più. E’ stato infatti il grido di un gruppo, di una frangia, di un’ideologia che si discosta dai canoni del tifoso così detto “da tribuna”, per abbracciare quelli del curvaiolo, trasfertista accanito, che tifa non per fama ma per fede, come spesso amano dire questi protagonisti per rimarcare ancor più l’amore per la squadra. Sui duemila tifosi presenti ieri allo stadio infatti, più di mille erano sistemati in curva nord per dare un segnale forte alle istituzioni, alla città, alla Società intesa come Calcio Catania e come Italiana nelle due accezioni. La differenza seppur poco contestualizzabile visto il clima surreale che si respira in Coppa Italia si è vista, ed oltre che il lato positivo i presenti hanno potuto osservare e stigmatizzare anche quello negativo.

 

MENTALITA’ POSITIVA – incitare la squadra è sicuramente una cosa che può far la differenza in tutte le partite soprattutto le più difficili e rognose. I momenti difficili vengono superati in campo grazie anche all’apporto dalle curve fondamentali nel sostenere a gran voce la propria squadra ma anche nell’innervosire e “spaventare” l’avversario. Ieri gli ultras lo hanno fatto e bene facendo a tratti riecheggiare in quello stadio cori che non si sentivano da tempo, da quando cioè quel “figlio di…”, frase gridata a gran voce dai sostenitori rossazzurri della curva nord in riferimento al Ministro Maroni, ha introdotto la tessera del tifoso vera fonte della protesta ultras. Il segnale arriva in una partita di Coppa proprio ad indicare che non si va allo stadio quando arrivano le partite con gli squadroni ma serve il tifo anche e soprattutto nella gare in cui c’è da soffrire vedi ad esempio le sfide salvezza. Così è stato possibile vedere la differenza con e senza ultras.

 

MENTALITA’ NEGATIVA – tra un coro e un altro però il silenzio veniva interrotto da petardi potenti che a termine di regolamento non possono entrare allo stadio perché non possono essere utilizzati all’interno dell’impianto. Lo Monaco che ha osservato il silenzio stampa come il resto della squadra attraversando il corridoio interno a ridosso della Tribuna A ha commentato “sto contando quante bombe sparano”  quasi che il vantaggio di avere gli ultras allo stadio venga svilito dallo svantaggio recato dal loro comportamento non regolamentare. La media petardi è stata altissima un petardo ogni nove minuti di giuoco, magari fosse stata quella di un attaccante con al posto delle “bombe” i goal, ne avrebbero giovato tutti, ma proprio tutti. Invece no, le “bombe” si sono volatilizzate nell’aria, i goal non sono bastati almeno nei tempi regolamentari ed il problema del comportamento ultras è rimasto nonostante oggi doveva essere il “giorno di prova” per vedere la differenza con e senza ultras.

 

Questa è la cronaca degli eventi, pura e semplice, senza aggiunte ne sottrazioni di una serata di Coppa Italia, una serata mentalizzata, una serata Ultras.





Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Ottobre 2010 12:26