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Personaggio della settimana…. Mariano Andujar PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Scritto da Stefano Auteri   
Mercoledì 02 Marzo 2011 10:24

Andujar1

 

La Linea che distingue un grande portiere da una figurina degna della Gialappa’s è molto sottile e più di una volta Mariano Andujar ha rischiato di oltrepassarla vivendo in bilico fra paradiso ed inferno. Arrivato giovanissimo in Italia con la maglia del Palermo, in pochissimo tempo era riuscito a ritagliarsi un ruolo importante in una rosa in cui ad inizio stagione partiva come terzo portiere, superando nelle gerarchie Santoni e sfruttando l’infortunio di Guardalben, ma ben presto la situazione sarebbe mutata. Nelle 11 partite disputate da titolare, Mariano non è mai riuscito a confermare le attese, ma al contrario si è reso protagonista di gravi errori e disattenzioni che hanno indotto i rosanero a rispedirlo in Argentina senza alcun tentennamento. Nel suo paese però ecco avvenire la prima rinascita. Con la maglia dell’Estudiantes infatti in tre anni conquista prima il titolo di campione dell’Apertura del 2006 e successivamente la Coppa Libertadores nel 2009, mostrando una sicurezza ed un’affidabilità raramente ammirate a Palermo  che lo consacrano come uno dei protagonisti assoluti dei due trionfi. Le ottime prestazioni lo pongono all’attenzione di Maradona che decide di convocarlo in nazionale dove disputa quattro gare di qualificazione ai mondiali del 2010 da titolare. Una scalata inesorabile che scatena l’attenzione di numerosi club europei tra cui il Catania, squadra prescelta dal giocatore per far dimenticare all’Italia l’esperienza negativa di qualche anno prima.

 

Un ritorno in grande stile dunque, da trionfatore e titolare della porta dell’albiceleste, che fa pregustare ai tifosi rossazzurri una stagione esaltante anche in virtù del bell’esordio in amichevole nel triangolare contro Fiorentina e Cagliari condito anche da un rigore parato. E invece no. Con il passare delle giornate il numero 21 sembra essere inglobato nella spirale negativa che gira intorno alla squadra dell’allora tecnico Atzori e subisce un’involuzione tecnica che fa riemergere i fantasmi di Palermo. Fortunatamente l’arrivo di Mihajlovic e la scossa emotiva che ne deriva depurano la mente dell’estremo difensore da paure ed insicurezze permettendogli di esprimersi ai massimi livelli.

 

Una carriera piena di alti e bassi dunque, in cui ad una prestazione sublime ha sempre fatto da contraltare una disattenzione imperdonabile per uno che potenzialmente potrebbe essere tra i portieri più forti nel panorama europeo. Anche la partita di domenica contro il Genoa è stata lo specchio di ciò che è Mariano Andujar. Oggetto di critiche da parte di una minoranza della tifoseria durante il riscaldamento, il portiere argentino ha visto materializzarsi l’inferno al 19’ del primo tempo quando il tap-in (in evidente fuorigioco) di Floro Flores era stato propiziato da una sua maldestra respinta su un tiro dal limite, decisamente non irresistibile, di Kucka. Dagli spalti del Massimino i mugugni aumentavano in maniera esponenziale alternando insulti verso il guardialinee a critiche nei confronti di Andujar colpevole di non aver bloccato con sicurezza la sfera.

 

Un duro colpo per il morale ma, come nella più classica rivisitazione della Divina Commedia dantesca, il percorso di espiazione verso la luce stava per cominciare e l’occasione di purificazione avveniva al minuto 36’. L’intervento a mano aperta su una conclusione ravvicinata da parte di Rossi dopo che la palla si era infranta contro la traversa è stato a dir poco miracoloso. Un mix di riflesso ed istinto di pregevole fattura importate quanto un gol poiché ha evitato di far andare i compagni negli spogliatoi con un passivo di due reti.

 

La completa rinascita nel viaggio diretto al paradiso è stata poi ultimata nel secondo tempo quando da vero ultimo baluardo è riuscito ad ipnotizzare Veloso dagli undici metri in un momento del match in cui un pareggio degli ospiti avrebbe potuto avere delle ripercussioni irreparabili sui morale dei giocatori rossazzurri. Una “doppietta” indimenticabile dunque festeggiata a fine partita polemicamente nei confronti di chi sulle tribune non aveva esitato a crocifiggerlo prematuramente.

La speranza adesso è che l’orgoglio e la freddezza mostrati domenica possano essere il leitmotiv dell’insidiosa trasferta di Firenze, certi che la maturità sportiva cui sta giungendo l’estremo difensore etneo possa regalare grandi soddisfazioni alla dirigenza ed ai tifosi.