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Personaggio della settimana: Simone Pesce PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Scritto da Stefano Auteri   
Mercoledì 09 Marzo 2011 10:32

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Catania, si sa, è una piazza molto calda che quando le cose vanno bene può farti sentire un re ma che quando la ruota gira dalla parte sbagliata, è capace di affossarti e ricoprirti di critiche. Questo è quello che è successo e che sta continuando a succedere a Simone Pesce, centrocampista mancino ormai da due stagioni in forza ai rossazzurri. La sua avventura con la maglia alle pendici dell’Etna infatti comincia proprio nell’agosto del 2009 quando dopo tre stagioni di buon livello con la maglia dell’Ascoli, la dirigenza etnea aveva deciso di acquistarlo con la formula della compartecipazione. Ad impressionare Lo Monaco era stata sicuramente la grinta ed il dinamismo mostrati dal ragazzo negli anni marchigiani a partire dal 2006 quando insieme a Guberti era stato prelevato dalla Torres per essere lanciato nella massima serie. In quell’annata Le 27 presenze e la conquista del posto da titolare con in panchina Nedo Sonetti non consentono però ai bianconeri di ottenere la salvezza e precipitano nella cadetteria insieme al Chievo ed al Messina. In serie B Pesce riesce ad esprimersi al meglio e nelle due stagioni successive conduce l’Ascoli ad una tranquilla posizione di metà classifica senza riuscire però coronare il sogno della promozione. Come detto però il salto di categoria il giovane di Latina lo compie ugualmente grazie all’interessamento dei rossazzurri che decidono di dargli un’altra possibilità nella massima serie. Con Atzori in panchina però Pesce vede il campo raramente, solo 4 apparizioni senza lasciare mai il segno, e a Gennaio decide di tornare in prestito ad Ascoli dove terminerà la stagione insieme ad altri etnei come Antenucci e Gazzola.

 

All’inizio di questa estate il suo nome torna di moda in casa Catania e la dirigenza decide di rinnovare la comproprietà ma in quanto fine prestito il ragazzo rimane in Sicilia dove nel frattempo si era seduto sulla panchina Marco Giampaolo, da subito estimatore del sacrificio e della diligenza tattica messi in mostra dal centrocampista. Proprio la fiducia del mister lo porterà a disputare un girone d’andata quasi da protagonista accumulando numerosi gettoni di presenza in campionato (7 fino ad oggi) e mettendosi in mostra soprattutto in Coppa Italia con i primi gol con la maglia rossazzurra contro Varese e Brescia. Purtroppo per lui però il suo lavoro oscuro e la sua dedizione soprattutto alla fase difensiva non sono state sempre ben accolte dalla tifoseria che, in antitesi con l’idea del mister, non ha mai accettato in toto l’inserimento fra i titolari del ventottenne di Latina mugugnando ogni qualvolta lo speaker pronunciasse il suo nome tra i partenti dal primo minuto. Un’ironia sagace sinonimo del folclore che si respira sugli spalti si manifestava con frasi del tipo “Pesce non può fetere, è fresco non gioca mai”, oppure ad ogni pallone sbagliato “sbaglia perché dietro le punte è un pesce fuor d’acqua”, insomma una continua insoddisfazione mitigata ogni tanto da qualche fugace applauso. In realtà i più non riuscivano, e non riescono tutt’ora, ad apprezzare la duttilità di un giocatore che in molte occasioni è stato fondamentale per l’equilibrio della squadra fungendo da raccordo tra il reparto offensivo e quello di centrocampo. Uno stantuffo infaticabile lungo la fascia sinistra sempre attento a raddoppiare l’avversario di turno e pronto a sovrapporsi in aiuto al possessore della palla. Oggetto della discordia dunque tra chi lo ama e chi lo odia, tra chi apprezza il suo silenzioso sacrificio e chi pretende una maggiore personalità nella costruzione di gioco ed in fase offensiva, tra chi lo vorrebbe maggiormente in campo e chi invece preferirebbe vederlo perennemente seduto in panchina.

 

Di certo anche nella sconfitta di Firenze Pesce non è stato la causa primaria della debacle. Il suo impegno, come al solito, è stato massimo ma purtroppo per lui alquanto inutile. Il suo continuo sali e scendi ed il suo pressing asfissiante non sono bastati per arginare una Fiorentina troppo abile nello sfruttare le qualità dei suoi uomini di maggior talento (Santana e Mutu) e cinica sottorete come raramente lo era stata in stagione. Una partita no in cui Simone ha cercato di rendersi utile ma in cui il suo quasi omonimo Simeone probabilmente ha sbagliato qualche mossa di troppo. Adesso la speranza è che la tifoseria non ritorni a prendere di mira il biondo centrocampista perché nel profondo abisso in cui sta sprofondando la squadra, un Pesce tenace e sgusciante potrebbe essere utile per una rapida risalita.