| Terremoto al Picchi si sgretola il Catania |
|
|
|
| News - Rassegna Stampa | |||
| Domenica 25 Aprile 2010 16:29 | |||
|
Nella vita non c’è mai nulla di scontato, nel calcio ancora meno. Livorno-Catania era la gara della matematica salvezza per gli etnei, della legittimazione definitiva di una salvezza annunciata da settimane ma mai finora raggiunta davvero, definitivamente. Nel caldo del “Picchi” si consuma l’ennesima lezione di vita, di calcio, l’ennesima sconfitta che non ti aspetti che non ci sta, che non deve starci. Perché? Perché il Livorno è l’ultima in classifica, perché era la squadra che non aveva mai vinto fino ad oggi nel girone di ritorno (5 pareggi in tutto), perché era la squadra che non era riuscita a segnare più di 22 reti in tutto il campionato alla 34° giornata. E invece inizia la gara, il pubblico rossazzurro presente anche li anche in una gara scontata per certi versi, li ad incitare a dispetto di quello livornese ormai rassegnato che non va neanche allo stadio per protesta. I primi minuti lasciano presagire alla visione di un film già scritto, sceneggiature trite e ritrite, con una formazione che spadroneggia fuori casa e che vuole far punti a tutti i costi. Pian piano però cominciano a spuntare le prime crepe nel muro Catania, piccole venature d’avvertimento precedono il fenomeno tellurico. In verità la scelta iniziale di un Delvecchio titolare aveva lasciato un po’ perplessi se non altro per le prove settimanali da titolare di Ledesma che invece viene relegato in panchina, ma è un dettaglio questo. La scossa tellurica ha il suo epicentro piuttosto sui piedi di un altro giocatore un po’ deludente in questa stagione, Ciro Capuano, dal quale ci si aspettava la riconferma dei livelli raggiunti la passata stagione e invece? E invece sgroppata, accentramento, pallone perso, fallo. Scricchiola il muro Catania l’ammonizione pesa, in prima persona al numero trentatré al quale costerà la gara con la Juventus. E’ solo il preludio alla disfatta, il colpo di cannone in lontananza che preannuncia l’arrivo del nemico, l’agitazione del cane che sente il terremoto quando gli altri sono tranquilli. E così arriva la scossa, il movimento tellurico che abbatte pian piano il muro Catania.E’ sempre Capuano l’epicentro, fallo più che ingenuo da dietro (un calciatore ammonito non può fare una cosa del genere, è un rischio inutile) ammonizione dopo un iniziale disattenzione di Pierpaoli ed espulsione, rigore e vantaggio labronico. Le sicurezze vengono meno, il muro portante si inclina non è più in posizione eretta, rassicurante. La seconda e la terza scossa, conseguenze di un terremoto violento, schianta a terra quasi tutti i mattoni della muraglia costruita da mastro Mihajlovic, solo qualcuno tenta di rimanere in piedi, uno su tutti di colore biodastro, Maxi Lopez, che mette il timbro anche quando nessuno omai sperava di vedere il goal della bandiera. “Vedo una squadra più matura” diceva l’amministratore delegato Pietro Lo Monaco un mesetto scarso orsono, e forse è proprio quella la caratteristica che invece manca ancora a questo gruppo giovane e bello ma ancora poco esperiente. Bisogna maturare in fretta però e rimettere in piedi il muro al più presto, c’è una serie A da mantenere e legittimare matematicamente evitando di buttare alle ortiche il lavoro di mastro Mihajlovic già arrabbiato nei post partita con Milan e Siena, chissà oggi, di sicuro non vorremmo essere nei giocatori rossazzurri in queste ore.
|
|||
| Ultimo aggiornamento Domenica 25 Aprile 2010 18:35 |





