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Tribuna B: Alla ricerca della maturità… PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Scritto da Stefano Auteri   
Martedì 18 Ottobre 2011 11:08

Dopo la partita di sabato pomeriggio contro l’Inter una sola parola rimbomba nella mente dei tifosi rossazzurri: maturità. E’ proprio questa la chiave di volta non solo per il calcio etneo ma anche per tutto il movimento nazionale, una ricerca di maturità in campo e sugli spalti che rappresenterebbe il successo più grande per il Catania ed il suo pubblico. In effetti sono due i diversi ambiti in cui tale affannosa ricerca prende vita. Partiamo da quello puramente calcistico. La formazione di Montella fino a sabato era apparsa come una giovane adolescente vogliosa di mettere in mostra le proprie bellezze-qualità, ma poi al momento della verità, raramente capace di dimostrare quella saggezza e consapevolezza degna dei grandi, delle signore del calcio nostrano abili nel capire i momenti del match e sfruttarli a proprio favore. Contro l’Inter, invece il Catania ha saputo compattarsi dopo lo svantaggio iniziale, soprattutto non ha snaturato il proprio credo davanti alla blasonata avversaria, continuando a sviluppare gioco palla a terra e aggredendo i rivali con quella “fame” tanto richiesta da Montella. Insomma esame ampiamente superato, ma adesso arriva il bello con la prova del nove rappresentata dalle due trasferte di Firenze e Roma, vero banco di prova per l’esame di maturità di una formazione giovane ma forse già pronta a dire la sua nei piani alti della Serie A.

 

Se note positive arrivano dal campo, certamente ben diverso è il discorso che riguarda la tribuna. Proprio nel settore ‘B’ del Massimino sabato si è assistito all’ennesimo caso di stupidità con la rissa tra due tifosi dell’Inter ed alcuni supporter del Catania. Alcune testimonianze accusano i due nerazzurri, altre puntano il dito contro i catanisti, ma il dubbio non deve essere incentrato su chi abbia maggiormente colpa, ma piuttosto sul perché si debbano ancora ripetere avvenimenti di questo genere. Ignoranza, poco spirito sportivo, ormai gli aggettivi negativi nei confronti di questi atti violenti si sono esauriti, ma ancora non si è esaurito il tasso di immaturità presente all’interno degli impianti che proseguendo su questa scia difficilmente potranno omologarsi al prototipo senza barriere rappresentato dallo Juventus Stadium.

 

Un vero peccato dunque perchè se dopo 90 minuti di pioggia costante, 20 mila persone avevano deciso di “assupparsi” ancora altra acqua pur di esprimere la propria gioia ed il proprio ringraziamento nei confronti di 11 giocatori esausti, vuol dire che qualcosa di veramente grande e memorabile era stato compiuto. E dire che di tifosi nerazzurri sugli spalti ce n’erano tanti, sicuri di poter assistere ad un trionfo dei propri beniamini e di bissare il successo dello scorso anno quando ad ergersi come protagonista era stato Cambiasso. Proprio grazie alle loro bandierine ed ai loro cori avevano cercato di far sentire la loro presenza agli uomini di Ranieri, ma ogni tentativo era reso vano dal resto dello stadio pronto ad azzittire la sparuta minoranza con sonori fischi. Insomma il solito “botta e risposta” del pre partita, quando mentre i giocatori si scaldavano in campo, c’era chi sugli spalti ironizzava sulla situazione di indisponibili all’interno delle due squadre, chiedendosi se fosse all’interno del “Massimino” o del “Santa Marta”. Battute nate per sdrammatizzare l’epidemia di infortunati che aveva colpito i due club, ma che non si era del tutto arrestata, visto che proprio durante il riscaldamento a dare forfait è stato Capuano, avvenimento accolto con prevedibile sconforto dal popolo etneo, subito pronto a ipotizzare tutte le alternative possibili per la formazione di Montella. Nel frattempo però, c’era anche chi sperava che il terzino sinistro non fosse l’ultimo uomo ad essere colpito da un infortunio, ma augurava a Ranieri e Moratti un aggravarsi improvviso del loro diabete, ricordando quei famosi cannoli offerti dalla dirigenza rossazzurra due anni fa a Mourinho (allora squalificato). Sfottò innocui, figli della grande tensione che aleggiava all’interno dell’impianto, acuita inevitabilmente dal gol a freddo (e come altrimenti sotto quel diluvio) di Cambiasso, che, come un toro, ogni qual volta vede rossazzurro si infuria. Da qui in poi il grande ruolo svolto dal Massimino, capace di sorreggere la squadra fino alla rimonta, per poi esplodere in una gioia indescrivibile.

 

Tutto perfetto tranne appunto quel neo terribile avvenuto a fine partita, che pone un grande punto interrogativo sulla realtà della Serie A, bisognosa di regole che cambino la mentalità dell’ “utilizzare il campo di casa come una battaglia”, perché proprio questo chiediamo alla squadra di Montella una dimostrazione di maturità anche lontano dal Massimino, che possa insegnare qualcosa anche a chi, nonostante la maggiore età, si comporta ancora da neonato