| Tribuna B: “clamoroso il Cibali” |
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| News - Rassegna Stampa | |||
| Scritto da Stefano Auteri | |||
| Martedì 17 Gennaio 2012 20:38 | |||
Il Massimino dà, il Massimino toglie. La legge di compensazione si è abbattuta puntuale sulla squadra guidata da Vincenzo Montella che nell’anticipo di sabato contro la Roma si è vista negare la gioia di una prestazione esaltante (e perché no forse dei tre punti) proprio dal suo stadio, colpito da un’incessante pioggia che lo ha reso inaspettatamente inagibile. La tipica dantesca legge del contrappasso: “quante volte il Catania ha ringraziato il Massimino per aver propiziato vittorie indimenticabili, altrettante è costretto a maledirlo per un’inagibilità spesso avversa ai colori rossazzurri”, si è abbattuta su Barrientos e compagni, impossibilitati nel portare a compimento l’ennesima impresa della stagione.
Proprio così perché se il Catania è stato bravo per i primi 45 minuti ad imbrigliare la formazione giallorossa con un gioco attendista fatto di ripartenze veloci e ficcanti, non è stato altrettanto fortunato a causa di un diluvio inclemente che ha trasformato la partita di calcio in un incontro di pallanuoto. Inutili le proteste dei calciatori rossazzurri (vogliosi di proseguire il match su un campo inospitale per le doti tecniche dei giallorossi) e dei tifosi, coraggiosi sostenitori inzuppati dalla testa ai piedi. E allora proprio per rispetto della tifoseria, ma anche per venire incontro alle esigenze di un club di Serie A, è ritornato in auge un interrogativo che ormai da anni suona come un ritornello nel capoluogo etneo: per il Massimino è arrivato il momento di andare in pensione? Un quesito che colpisce nel profondo lo zoccolo duro del tifo rossazzurro, legato indissolubilmente a ricordi memorabili che prendono vita al suono del celebre “clamoroso al Cibali” e si presentano come fotogrammi nella mente di chi ha vissuto gioie e dolori in un impianto che ha fatto la storia del club. Purtroppo però ad oggi le note dolenti rischiano di avere il sopravvento, e i dolci ricordi vengono sopraffatti da alcuni fattori ed episodi che inevitabilmente rendono obsoleto lo stadio.
Il primo elemento da tenere in considerazione è la centralità della struttura. Lo stadio ‘Massimino’ è uno dei pochi impianti presenti in Italia ad essere situato nel centro di una città (Catania vanta un’area urbana popolata da oltre 700 mila abitanti), e per questo motivo non può che rappresentare un intralcio alla comunità. Strade bloccate, parcheggi selvaggi, divieti e semafori inesistenti. Nelle ore precedenti ai match tutta la zona circostante lo stadio si trasforma in un’area selvaggia in cui domina la “legge della partita” ed in cui le forze dell’ordine sono solamente un miraggio. Stesso discorso, se non più grave vale anche per il post gara, con code chilometriche per allontanarsi dall’impianto, e difficoltà nel controllare il flusso di tifosi (una delle cause principali della difficoltà nel sedare gli scontri del tragico 2 febbraio).
Se la questione civile ai più potrebbe sembrare una critica retorica e qualunquista, ad aggravare la posizione dello stadio ci pensa anche il fattore sportivo. La capacità dell’impianto si aggira intorno ai 21 mila posti a sedere (stima fornita dall’Almanacco del Calcio Panini) e rappresenta un dato relativamente soddisfacente vista anche la mole degli abbonati raggiunta quest’anno, ma sicuramente per pensare in grande sarà necessario un ampliamento consistente. Per quanto riguarda il resto della struttura, l’ammodernamento dovrebbe riguardare una copertura di tutti i settori (aspetto che avrebbe permesso a molti spettatori di godersi al meglio il match di sabato scorso) e l’abolizione della pista d’atletica, ormai presente unicamente negli impianti italiani. Infine l’aspetto più strettamente legato al calcio giocato, ossia il terreno di gioco. Nonostante le diverse posizioni dei cronisti (quelli di Sky esaltavano la tenuta del terreno) risulta inammissibile che un manto erboso di Serie A si trasformi in una palude dopo appena due ore di pioggia come avvenuto lo scorso weekend. Un pessimo drenaggio che ha mostrato pecche evidenti, ma che fa il pari alle difficoltà estive di mantenere il terreno in buone condizioni di fronte il caldo torrido di agosto.
Insomma una casa, quella della formazione rossazzurra che va a pezzi, e che dall’alto dei suoi 74 anni d’età mostra tutta la fragilità e l’inadeguatezza di un impianto trascurato ed ormai pensionabile. Una struttura anacronistica che ovviamente non è passata inosservata agli occhi di una dirigenza attenta a tutti i minimi dettagli come quella etnea, e che dalla bocca del presidente Pulvirenti, anche sabato ha ribadito la volontà di costruire una nuova e più ospitale dimora per il club. Adesso dunque non resta che aspettare i tempi tecnici necessari per la realizzazione del nuovo impianto con la certezza che, osservando il centro sportivo di Torre del Grifo, la società farà di tutto per regalare a tifosi e giocatori uno stadio che possa diventare il ‘contenitore’ delle gioie della nuova era del Catania
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