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Tribuna B: “colpevolisti” o “fatalisti”? PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Scritto da Stefano Auteri   
Martedì 06 Dicembre 2011 18:41
Disorientamento, confusione e temporaneo mancamento. No, non stiamo parlando di un improvviso calo di pressione o ancor peggio di un preludio ad una malore incurabile, ma piuttosto dei sintomi avvertiti da gran parte del pubblico presente domenica scorsa sugli spalti dello stadio Angelo Massimino al termine della partita persa amaramente dal Catania contro il Cagliari di Ballardini. Il triplice fischio di Bergonzi, infatti, è giunto puntuale a squarciare un incredulo silenzio, con uniche voci percepibili quelle dei megafoni provenienti dalla curva che si raccomandavano di non palesare alcuna forma  di contestazione, ma anzi sostenere i propri colori. Facile a dirsi, ma ovviamente dopo pochi minuti di assestamento, come un pugile appena rialzatosi in seguito ad un pesante ko, il popolo rossazzurro ha incominciato a dividersi fra i più accesi “colpevolisti” ed i più moderati “fatalisti”, in quello che è poi divenuto il leitmotiv di tutto il post gara: preoccuparsi per la seconda sconfitta consecutiva in casa o guardare ancora con fiducia una classifica decisamente rosea?
Un quesito più che lecito nato proprio da quella sensazione di smarrimento dovuta alla perdita di una delle poche certezze assodate in questi cinque anni di massima serie: l’imbattibilità al Massimino. Domenica, infatti, in molti durante la lunga attesa causata dal parziale funzionamento dei tornelli, ostentavano una certa sicurezza sull’impossibilità per il Catania di incorrere nella seconda (se vogliamo precisare la terza considerando la Coppa Italia) sconfitta casalinga in appena  14 giorni per una squadra che aveva fatto dell’inespugnabilità del proprio campo il marchio di fabbrica nelle passate stagioni. Ed invece, dopo un avvio di partita promettente grazie ad un predominio territoriale netto, i primi segnali negativi sembravano palesarsi all’orizzonte quando l’uscita dal campo di Marco Biagianti appena al 30’ consegnava le chiavi del centrocampo nelle mani di Sciacca, beniamino del tifo rossazzurro ma di certo giocatore dalla caratura nettamente inferiore rispetto al suo capitano. Va beh un semplice sgambetto del destino, diranno poi i fatalisti; un chiaro errore di Montella replicheranno i colpevolisti, che avrebbe invece potuto mandare in campo la fantasia e la spregiudicatezza di Barrientos. A mettere d’accordo le due parti è stata poi la sensazione comune percepita verso la fine del primo tempo e manifestata pienamente durante l’intervallo: il Cagliari è sceso in campo imitando in tutto e per tutto il Chievo. 11 uomini dietro la linea del pallone ed un centometrista di tutto rispetto pronto a sfruttare gli inevitabili contropiedi concessi dagli etnei.
La preoccupazione e la paura di poter assistere ad una disfatta hanno preso dunque il sopravvento e si sono concretizzati nella splendida azione solitaria di Ibarbo (vero e proprio erede di Suazo) che ha lasciato il pubblico col fiato sospeso prima di siglare a porta vuota il gol dell’uno a zero. Da sottolineare in questo frangente lo spiccato senso estetico e sportivo di una discreta parte del pubblico che, nonostante l’amarezza, ha riconosciuto la bellezza del gesto tecnico del centravanti avversario accennando qualche timido applauso. Ed eccoci qua dunque a parlare di ciò che nessuno poteva aspettarsi dopo il cosidetto ciclo terribile, ossia un calo di concentrazione e di cattiveria proprio contro le dirette concorrenti per la salvezza, culminato con una sconfitta che annulla le vittorie contro Inter e Napoli e che invece ridimensiona notevolmente le ambizioni della squadra di Montella. Proprio contro il tecnico campano, infine si sono concentrate le maggiori critiche della frangia più esigente che lo ha accusato di essersi intestardito con un 3-5-2 sterile e apatico senza il dinamismo di Izco, e di aver lasciato per troppo tempo in panchina un Maxi Lopez che nonostante le voci di mercato è apparso all’unanimità l’unico uomo in grado di reagire ad una situazione avversa e voglioso di raggiungere ad ogni costo il pareggio.
Adesso non resta che aspettare le prossime due partite contro Atalanta e Palermo per capire se sia davvero il caso di preoccuparsi o meno, con la consapevolezza che certamente queste due squadre permetteranno ai rossazzurri di esprimersi al meglio vista la ritrosia di entrambe a chiudersi nella propria metà campo; e la speranza di poter ritrovare il buon vecchio inespugnabile Massimino proprio nella partita più sentita, il derby contro il Palermo