Prima palpitazione rossazzura per il Catania e per il pubblico sugli spalti che dopo il mezzo passo falso contro il Siena ha potuto esprimere tutta la sua gioia e soddisfazione al triplice fischio finale del match contro il Cesena. Una partita molto attesa dai tifosi etnei, soprattutto perché densa di ricordi felici ed un po’ meno, visti i ritorni illustri in quel del Massimino di Giampaolo e di Jorge Martinez. Le emozioni per la platea sono cominciate infatti sin dal riscaldamento quando tutti avevano riconosciuto Malaka (fa ancora impressione vederlo con una maglietta che non sia quella rossazzurra), ma i più non erano riusciti a capire chi fosse quel ragazzino mingherlino che si allenava con Maxi Lopez e compagni. Con il passare dei minuti però il nome di quel piccolo folletto dai capelli neri è iniziato a circolare tra le fila gremite dello stadio, divenendo il leitmotiv delle appassionanti disquisizioni pre-partita, in cui ognuno si trasforma in tecnico e si dimostra depositario dell’arcano segreto utile a sconfiggere l’avversario. El Pitu Barrientos; ecco svelato il mister x. La trepidazione fra gli spalti si poteva percepire chiaramente, con la speranza che quel giovanotto fosse il talento tanto decantato dal direttore Lo Monaco, e che potesse in una sola partita prendersi tutte le rivincite nei confronti del suo ex tecnico Marco Giampaolo. Ecco appunto, proprio quello di Giampaolo è stato il secondo nome vociferato dall’intero Massimino dopo l’argentino. Sicuramente però per il tecnico del Cesena in pochissimi erano disposti a spendere commenti positivi, non solo per il gioco espresso la passata stagione (giudizi soggettivi), ma soprattutto per le dichiarazioni bellicose della conferenza pre-partita. Risultato? Una marea di fischi alla lettura della formazione, in contrasto netto agli applausi che avevano accompagnato il nome di Martinez.
Accantonata l’ascia di guerra, al fischio d’inizio le speranze e le illusioni del tifo rossazzurro sembravano vacillare, con i padroni di casa padroni del campo, ma anche stavolta un po’ spuntati là davanti, e con il Pitu poco cercato dai compagni e avaro di delizie tecniche. La ricerca di una svolta, di una scintilla, però, ha avuto la sua realizzazione al 37’ quando Fabio Sciacca ha dovuto lasciare il campo, e tra l’incredulità generale accanto al quarto uomo si era presentato Gennaro Delvecchio. Cosa? Delvecchio, l’uomo tanto odiato dalla tifoseria e ormai da tempo lontano dal calcio giocato. Eh sì proprio lui; il mediano che rappresenta la prima scelta veramente difficile di Montella, la prima scommessa contro tutto e tutti, frutto di una personalità da grande leader. Entrato in un assordante tappeto di fischi, l’aitante mediano è riuscito in pochi minuti a far ricredere anche i supporter più scettici, mettendo in campo grinta e volontà, qualità che alla lunga pagano sempre e che hanno trasformato il Massimino in un catino. Un idolo ritrovato, rientrato dalla porta principale nel cuore dei tifosi quando in pieno recupero del primo tempo è riuscito a procurarsi un calcio di rigore per una trattenuta di Parolo. Caso benevolo, astuzia del giocatore, poco importa visto che dopo pochi minuti Maxi Lopez era riuscito a sbloccare il risultato, nonostante la deviazione del portiere avversario avesse fatto trattenere il fiato ad ogni spettatore presente nell’impianto, ed allo stesso Maxi, incapace di esultare. Tornati dagli spogliatoi, la seconda frazione si è consumata lentamente, una dolce passeggiata sul campo e sugli spalti, dove oltre a qualche sussulto per le occasioni capitate sui piedi ancora di Delvecchio, i supporter non hanno fatto altro che constatare la nullità delle manovre offensive avversarie, in una tranquillità raramente assaporata nei secondi 45’, preambolo della felicità dimostrata a fine gara. Il triplice fischio di Gervasoni infatti non è stato accolto come in altre occasioni con un sospiro di sollievo, ma bensì con la consapevolezza già acquisita della prima vittoria stagionale, dei primi tre punti fondamentali per sbloccare una squadra in difficoltà nella prima uscita, ma già cresciuta e migliorata. Adesso occhi puntati su Genova, terreno da sempre ostile sotto il profilo dei risultati, ma non del gioco, e dove la maturità espressa tra le mura amiche potrà essere l’arma in più per affrontare nel migliore dei modi la banda di Malesani