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Tribuna B:Lodi e Maxi, due palloni per un rigorista PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Scritto da Stefano Auteri   
Martedì 22 Novembre 2011 18:29

E anche quest’anno il Massimino è stato violato, ma a dispetto di quanto ci si poteva aspettare ad inizio stagione osservando il calendario, a espugnarlo non sono state Juventus, Inter o Napoli, ma piuttosto l’inatteso Chievo, bestia nera degli etnei già nelle recenti annate. Non a caso in molti avevano palesato durante la settimana di sosta una notevole preoccupazione nei confronti di un match sulla carta abbordabile, e che invece ha palesato tutti i fantasmi ipotizzati nella vigilia. La stessa ansia e tensione, per la verità la si è potuta avvertire all’interno del catino rossazzurro, dove nel pre partita i ‘vecchi saggi’ non facevano altro che ripetere “attenzione a Pellissier” (intuizione abbastanza scontata) e trascorrevano i minuti in attesa del fischio d’inizio scommettendo con i più giovani sull’età anagrafica di Luciano-Eriberto andando da un realistico 36 anni ad un improbabile 42 anni, motivato dai problemi avuti in passato a causa dei suoi documenti.

 

I 45 minuti successivi sono stati un continuo di emozioni altalenanti, con le poche azioni ficcanti del Catania e le ripartenze del Chievo sempre pericolose, visto che in più di un’occasione a fornire assist ai veneti erano gli stessi difensori etnei, vedi il cross al bacio di Bellusci che per poco non favoriva il gol di Thereau. Un sentore negativo dunque che lentamente prendeva il sopravvento sulle tribune, e che si è concretizzato sul rettangolo verde proprio sul finire della prima frazione, quando uno sciagurato Spolli atterrava in area Pellissier. Inutili le proteste dei giocatori e del pubblico, convinto che il fallo fosse avvenuto all’esterno dell’area di rigore, perché a mettere a tacere tutti è stato lo stesso attaccante clivense, freddo dagli undici metri, anche grazie all’impassibilità di Andujar, immobile sulla linea di porta, tanto da farsi attribuire il soprannome di “figurina” da parte di qualche tifoso impazientito.

 

Ma il momento clou, l’apice della disperazione del popolo rossazzurro doveva ancora arrivare, e giunge puntuale al minuto 22 della seconda frazione quando il neo entrato Maxi Lopez si procura il calcio di rigore del possibile pareggio. Normale amministrazione: Lodi andrà sul dischetto e così come contro l’Inter la tensione si trasformerà presto in gioia, pensavano i più… Ed invece no perché ignaro, il pubblico etneo, non era a conoscenza del teatrino che di lì a poco Lopez e Lodi avrebbero messo in scena a ridosso del dischetto, con un pallone a testa tipico dei bambini che vogliono a tutti i costi essere i protagonisti della partita, con l’eccezione che a decidere il rigorista a questi livelli è l’allenatore, ed il battitore predisposto era il numero 10. Fiducia mixata a incredulità si potevano intravedere sui volti dei tifosi rossazzurri, indecisi se commentare la scenetta o aspettare silenziosi l’evoluzione della massima punizione per poi poter sentenziare il più tipico dei ‘lo sapevo’. Ebbene a prevalere è stata ovviamente la seconda opzione, con un disappunto generale esploso nel momento in cui il tuffo di Sorrentino respingeva inesorabilmente la palla lontano dalla linea di porta e dava inizio ad una polemica ancora non assopita. Egoismo di Lodi o insubordinazione di Maxi? Un enigma che ha spezzato in due il Massimino fra detrattori del centravanti accusato di egocentrismo e rivoluzionari polemici contro il duo Montella-Lodi, incapace di comprendere lo stato di grazia dell’attaccante voglioso di trovare la via del gol. Ciò che è certo è che la querelle immortalata da tutte le emittenti televisive non ha di certo fatto bene all’immagine di una squadra apparsa fino ad ora compatta e coesa intorno alle scelte del tecnico, sgretolata in un solo pomeriggio dal gesto di Maxi e dalla palese protesta di Potenza al momento della sostituzione, percepito a stento dalle tribune. Di certo parafrasando il grande De Gregori “non è da un rigore che si giudica un giocatore”, ma ad essere giudicato può essere certamente l’atteggiamento con cui il numero 11 rossazzurro si è proposto per battere il penalty, sfociato in un battibecco che ha inevitabilmente condizionato Lodi.

 

Sfortunatamente per la platea presente sugli spalti la giornata storta è poi continuata con la seconda papera della difesa etnea, un’incomprensione clamorosa tra Bellusci e Biagianti che ha lasciato increduli i tifosi incapaci di comprendere il recupero folle del centrocampista toscano finito col travolgere il più giovane compagno. Inutile infine la speranza provata nel finale dopo il gol della bandiera di Almiron, poiché in pochi ormai credevano realmente nella rimonta che puntualmente non si è avverata. Insomma tutto storto contro il solito Chievo ostico e cinico che lascia tanto rammarico nel popolo etneo, fino ad ora mai preoccupato grazie ad una classifica positiva, e che adesso guarderà alla trasferta di Lecce come l’occasione propizia per ritrovare la giusta via... con o senza Maxi.





Ultimo aggiornamento Martedì 22 Novembre 2011 18:49