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Tribuna B: quanto sale per sconfiggere i “cucchi” PDF Stampa E-mail
News - Rassegna Stampa
Scritto da Stefano Auteri   
Martedì 27 Settembre 2011 12:50

Sono partite come quella di domenica contro la Juventus, che permettono a un uomo, a un tifoso di capire in pieno la bellezza di questo sport, fatto non solo di giocate straordinarie sul rettangolo verde, ma di un corollario di individui presenti all’interno di un microcosmo come lo stadio che esaltano la propria personalità, e fanno capire quanto lo sport possa essere rappresentativo di una città e di una società. In novanta minuti, domenica allo Stadio Massimino è andata in scena non solo una grande partita dai contenuti tecnici ed agonistici, ma anche una perfetta rappresentazione dell’orgoglio etneo, esaltato come di  consueto da un’ironia fuori dal comune. Appena entrati all’interno dell’impianto, ecco agitarsi qua e là con fare ondulatorio enormi bananone gialle, Ciquita geneticamente modificate pronte a roteare in gesto di sfida; e poi sale, quanto sale… Chili e chili di microscopici granelli bianchi capaci di contrastare miracolosamente il malocchio, e che al grido di “abbiici u sali” venivano gettati sulla folla circostante. La scena più emblematica però è stata messa in atto da uno di questi ‘santoni’ protettori del sale miracoloso, che in preda ad un’illuminazione ha deciso di accanirsi contro una signora sulla cinquantina, con cappello e camicetta, rea di non avere un volto noto e quindi degna di una purificazione tramite il completo svuotamento del contenitore del magico minerale proprio sulla sua testa e sulle sue spalle.

 

Infine attenzione se durante una partita casalinga del Catania qualcuno fosse intenzionato a scattare qualche foto. Fuori dallo stadio infatti fra i tanti cartelli di divieto verrà inserito con ogni probabilità anche quello relativo all’introduzione di macchine fotografiche, oggetto misterioso e simbolo del male per il tifoso rossazzurro che in alcune occasioni potrebbe gentilmente ricordarvi di non essere in piazza Duomo, luogo più idoneo per qualche scatto. Insomma un prepartita decisamente colorito con il folclore del popolo di fede catanista contro quello bianconero, che, eccezion fatta per la gabbia, era meticolosamente mascherato all’interno degli altri settori. Una partita dai forti connotati emotivi dunque, che sin da subito non ha deluso le attese, regalando alla marea rossazzurra undici leoni grintosi ma anche ben ammaestrati tatticamente, che ad ogni slalom e ad ogni palla recuperata non perdevano occasione per aizzare la folla (vedi Catellani). Immenso e poderoso il tripudio di gioia e di felicità al momento del gol, quando trattenendo il respiro, l’intero stadio ha accompagnato lo splendido taglio in mezzo all’area di Bergessio, esplodendo in un grido liberatorio al momento del tocco chirurgico dell’argentino su cross di Gomez. Bandiere, residui di sale, ancora banane svolazzanti e chi più ne ha ne metta. 45’ minuti esaltanti per il pubblico sulle gradinate che ha ancora apprezzato la grande prova di Delvecchio, capace di annullare Pirlo, e si è entusiasmato davanti alla verve di Catellani sostenuta dalla mobilità di Bergessio che non ha per nulla fatto sentire l’assenza di Maxi Lopez.

 

Ancora maggiore, se possibile, l’eccitazione nella seconda frazione, quando dopo la doccia fredda di Krasic, o meglio di Andujar, la partita si è trasformata in un match di ping pong, con continui break da una parte e dall’altra, e con i tifosi rossazzurri in preda al torcicollo a furia di seguire i continui capovolgimenti di fronte. Insomma se né Lodi né Catellani sono stati processati per gli errori nei paraggi di Buffon un motivo ci sarà. Il tifoso etneo, finalmente, si è potuto dire soddisfatto, nonostante i gol mancati nella seconda frazione, nonostante la clamorosa papera di autogol di Andujar e nonostante la tremenda pioggia, il pubblico ha gradito eccome lo spettacolo messo in mostra dall’undici di Montella. Insomma, anche quest’anno Catania-Juventus è stata più di una semplice partita, ma piuttosto una vera e propria messa in discussione dell’orgoglio cittadino da parte di chi, dal punto di vista calcistico, si sente originario di Torino centro e che anche se non riesce a pronunciare alla perfezione “hai visto che Juve né…”, ha tutto il diritto di poter professare la propria fede sportiva, come del resto lo stesso diritto sta dietro allo sfottò da parte del pubblico avversario, che al grido di “fora i cucchi” continuerà a “battersi” per il predominio rossazzurro.





Ultimo aggiornamento Martedì 27 Settembre 2011 19:53